Rossi e Zeni: ok al punto nascita di Cavalese Ma Roma vuole due sale parto e sala emergenze

Contestare formalmente il parere dato dal Comitato percorso nascita nazionale, avviare rapidamente l’iter per la realizzazione delle modifiche strutturali richieste, che fanno già parte della programmazione sanitaria, nel frattempo valutare le aspettative dei professionisti, pediatri e ginecologi, assunti nella prospettiva della riapertura, anche ampliando il servizio offerto alla popolazione, in attesa che la situazione si sblocchi. Questa l’intenzione della Giunta provinciale, concordata ieri nel corso di un incontro con gli amministratori di Fiemme e Fassa, in merito alla riapertura del punto nascita dell’ospedale di Cavalese.

Il presidente della Provincia, Ugo Rossi, l’assessore Luca Zeni e il direttore generale dell’Apss, Paolo Bordon, hanno illustrato il parere fornito dal «Comitato» in merito alla riapertura del punto nascita. All’incontro era presente anche l’assessore Mauro Gilmozzi. Il parere, nel confermare il disagio orografico della collocazione del nosocomio di Cavalese, che aveva portato a concedere una deroga, ha accolto la richiesta della Provincia di poter utilizzare, per adeguare l’organico agli standard richiesti, i cosiddetti medici «gettonisti», ovvero specialisti esterni, di comprovata esperienza, che possono essere chiamati in caso di emergenza. Si tratta di un precedente unico, perché per la prima volta viene concessa la possibilità di utilizzare personale non dipendente.

Il Comitato percorso nascite ha, tuttavia, richiesto che la riapertura del punto nascita sia subordinata ad alcune modifiche strutturali, ovvero una seconda sala parto ed una sala operatoria sempre pronta per le emergenze nel blocco travaglio-parto. Un requisito che era stato evidenziato anche nella precedente decisione, ma che si riteneva soddisfatto dallo stesso Comitato attraverso la programmazione sanitaria.

La Giunta provinciale, infatti, l’aveva programmata in relazione alla costruzione del nuovo Ospedale. Invece, per la prima volta, il comitato ha fissato il principio che per riprendere l’attività, dopo una sospensione, occorra che i lavori siano completati e non solo programmati.

«Si tratta di una decisione non condivisibile - hanno evidenziato Rossi e Zeni - una novità, che mai era emersa nel corso dei precedenti confronti, dove le modifiche strutturali erano considerate un obiettivo a tendere. Richiederemo dunque al comitato, formalmente, di rivedere questa decisione». Il presidente Rossi ha inoltre evidenziato che la questione verrà sottoposta al nuovo ministro della salute, non appena si sarà insediato.

Nel frattempo verrà comunque dato mandato all’Apss di accelerare sull’iter dei lavori strutturali. Accogliendo la richiesta degli amministratori fiemmese e fassani è stato inoltre deciso di valutare, insieme ai medici che erano stati assunti in prospettiva di una riapertura del punto nascita ad aprile, come potenziare ed ampliare i servizi di pediatria e di ginecologia offerti dall’Ospedale di Cavalese. Una prima decisione, condivisa questa mattina con i medici dell’ospedale dal direttore Bordon, che si è recato a Cavalese, è già stata presa e sarà in vigore da venerdì 30 marzo. Verrà prolungato di 4 ore il servizio di pediatria offerto alla comunità, che sarà attivo dalla 8 alle 20 e non più dalle 10 alle 18.

Un’interrogazione in cui vengono chieste le dimissioni del direttore generale della sanità trentina, Paolo Bordon, è stata intanto avanzata dal consigliere provinciale M5s Filippo Degasperi. «Oggi a Cavalese - spiega - i vertici della sanità trentina comunicheranno ai cittadini che il Punto nascite non riaprirà. L’assessore provinciale alla salute, Luca Zeni, ne aveva promesso la riapertura prima entro settembre 2017, poi entro aprile 2018. Pare che tra le cause ci sia anche il mancato adeguamento della struttura alle previsioni del Protocollo nazionale».

«A meno che, in un inatteso sussulto di dignità, i responsabili della sanità trentina (assessore Zeni e dottor Bordon) non provvedano da soli a levare il disturbo - conclude - la vicenda sarà comunque la pietra tombale per la maggioranza che governa il Trentino ancora per qualche mese».

Un’interrogazione per chiedere conto del rinvio dell’apertura del punto nascita di Cavalese, in Trentino, è stata presentata anche dal consigliere provinciale della Lega Maurizio Fugatti.

«La vicenda travagliata dei punti nascite trentini sembra non avere fine - afferma -dato che le promesse e rassicurazioni fatte dall’assessore Zeni, di riattivazione del servizio prima a settembre 2017 e poi ad aprile 2018, sembra oggi siano del tutto inattuabili. Infatti la lettera del ministero in risposta alle richieste provinciali per l’ospedale di Cavalese, rende noto che condizione necessaria per la riapertura del Punto Nascite è la presenza non solo di una seconda sala parto sempre pronta e disponibile H24 per le emergenze ostetriche del blocco travaglio/parto, ma anche di una sala operatoria sempre pronta e disponibile per le emergenze H24 nel blocco travaglio-parto».

«Pertanto, a causa di quanto dichiarato dal ministero della salute, secondo cui la riapertura del punto nascite è subordinata alla predisposizione della seconda sala parto e della sala operatoria, pare chiaro - conclude - che si presenta impossibile la riapertura immediata del Punto Nascita di Cavalese come promesso».


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