Nuova ferrata di Bombasel, dubbi sulla realizzazione

di Giorgia Cardini
La ferrata realizzata in località «Castel di Bombasel» è sotto la lente del Comune di Cavalese, che con quello di Tesero condivide la nuova via attrezzata.
A sollevare dubbi sull’iter realizzativo e a chiedere spiegazioni all’amministrazione di Cavalese, al Distretto forestale, al Servizio Foreste e fauna della Provincia, è stato nei giorni scorsi il presidente onorario di Mountain Wilderness, Luigi Casanova
 
Casanova, che si è mosso dopo alcune segnalazioni, ha scritto che la nuova via ferrata interessa un’area SIC/ZPS (Sito di interesse comunitario/Zona di protezione speciale), in val Cadino su Costa Onchieli.
«L’area SIC/ZPS presenta notevoli fragilità e, ad avviso dello scrivente, presidente onorario di Mountain Wilderness Italia, da tempo è venuto il momento di sospendere ogni realizzazione di nuove vie ferrate. Quando poi queste interessano ambiti a particolare tutela paesaggistica e naturalistica le attenzioni, cioè i dinieghi, non possono che essere moltiplicati». Casanova ha segnalato anche che «è stato rilevato come ai piedi della ferrata vi sia un cantiere con baracca alla base, strutturata su ampio basamento in cemento, quindi struttura fissa. Sul luogo non è esposto alcun cartello circa la natura dei lavori, né riguardo la baracca (baita) né la via ferrata. Certo, per portare in quota i materiali necessari, visti i luoghi impervi, vi è stato bisogno dell’uso dell’elicottero».
 
Detto questo, a nome dei Mountain Wilderness Italia, Casanova ha chiesto di avere copia delle autorizzazioni e licenze rilasciate per la realizzazione dei manufatti, dei voli in elicottero effettuati e di sapere quali valutazioni di incidenza siano state fatte sui siti protetti prima dell’intervento; questo «qualora i lavori eseguiti non siano abusivi: in tal caso ogni ente e servizio ha pieni poteri, e specialmente doveri, di intervenire affinché le normative urbanistiche e della provincia autonoma di Trento, evidentemente violate, siano perseguite a norma di legge».
 
Il Servizio Tecnico del Comune di Cavalese si è messo in moto dopo la segnalazione e un funzionario spiega: «Stiamo approfondendo la questione. I terreni su cui sono stati effettuati i lavori sono di proprietà della Magnifica Comunità di Fiemme, che li ha concessi alcuni mesi fa. Stiamo verificando quali opere sono state fatte, per capire se fossero o meno soggette alla necessità di rilascio di titolo abilitativo». 
Che il Comune, dunque, non ha rilasciato. Ma, viene spiegato, la Legge provinciale 15/2015 «per il governo del territorio», all’articolo 78, prevede una serie di interventi di «attività edilizia libera». Per l’ufficio, tra questi rientrerebbero anche sentieri e ferrate.
In realtà, però, l’articolo 78 della legge prevede sì alla lettera q) come «non soggetti a preventivo titolo abilitativo» «gli interventi riguardanti sentieri alpini e sentieri alpini attrezzati, vie ferrate e vie alpinistiche,  nel rispetto della legge provinciale 15 marzo 1993, n. 8 (Legge provinciale sui rifugi e sui sentieri alpini)». Ma dice anche che gli interventi liberi riguardano percorsi «già esistenti», dunque non nuovi.
 
Invece, la Magnifica Comunità (l’Adige del 5 aprile scorso) aveva concesso i terreni alle Funivie Alpe Cermis la scorsa primavera, per realizzare proprio un «nuovo sentiero escursionistico attrezzato» in località «Castel di Bombasel». Il percorso proposto prevedeva la partenza dal lago di Bombasel, raggiungibile attraverso un sentiero dal Paion di Cermis dopodiché, lungo un nuovo sentiero di cresta, l’attacco a quota 2.374 del percorso attrezzato con gradini e funi di sicurezza, fino alla cima del Castel di Bombasel. Complessivamente, 3 chilometri di nuovo percorso, con 500 metri di ferrata.
 
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