Al rifugio Antermoia il telefono resta muto

L'appello: siamo un posto di soccorso e il cellulare non prende

Ormai da due settimane il telefono del rifugio Antermoia non funziona. Come lo scorso anno, per Almo Giambisi, il popolare alpinista, guida alpina fassana, che gestisce il rifugio Antermoia, nel Gruppo del Catinaccio la situazione è difficile e non sa più da quale parte girarsi. 
 
L’Antermoia si trova alla quota di 2.497 metri a fianco dell’omonimo lago ed è una struttura strategica per gli escursionisti e gli alpinisti che affrontano quella zona del Catinaccio. Il rifugio è stato rinnovato lo scorso anno dalla Sat, che ne è la proprietaria e ora gli alpinisti possono usufruire  di un rifugio moderno e confortevole. Esattamente come accadde nel 2015, quando erano in corso i lavori e il rifugio era comunque aperto, per dare un servizio minimo ai frequentatori di quei sentieri, ci sono problemi con il telefono, che è muto. 
 
«Siamo preoccupati - dice Almo Giambisi - perché da due settimane il telefono del rifugio non funziona. Ci troviamo nella stessa situazione dello scorso anno, purtroppo non sappiamo più cosa fare». Avete chiamato la Telecom? «Lo abbiamo fatto, ma troviamo dall’altro capo della linea persone che fanno sì il loro lavoro, ma non si rendono conto che il telefono in un rifugio tra le Dolomiti, come il nostro, è fondamentale per la sicurezza. E non riusciamo a parlare con qualche responsabile in grado di comprendere che il nostro è un caso da prendere in considerazione e risolvere in poche ore. Siamo un posto pubblico e di chiamata del soccorso, in caso di necessità. Non oso pensare se accadesse qualche cosa e ci fossero dei ritardi nei soccorsi».
 
Ma non potete sopperire con l’uso del telefono cellulare. «Purtroppo no perché per poter chiamare con il cellulare dobbiamo uscire dal rifugio e spostarci di qualche centinaio di metri, per poter trovare il segnale. Qui al rifugio il segnale se c’è va via subito. Abbiamo cercato di chiedere aiuto in tutti i modi, ora non ci resta che chiedere la cooperazione all’informazione. Anche lo scorso anno è accaduta la stessa cosa, poi dopo la pubblicazione di questa notizia sul vostro quotidiano qualcuno si è mosso e il guasto è stato riparato, risolvendo un problema che ritengo, da uomo di montagna, importante. 
 
Il telefono non ci serve solo per rispondere agli alpinisti che ci chiedono informazioni o vogliono prenotare, ma soprattutto ribadisco per la sicurezza, in caso di chiamata di soccorso. Mi appello al senso di responsabilità della struttura che deve intervenire in questi casi, per darci una mano».

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