Cipressi malati nell'Alto Garda c'è una cura da 10 euro ad albero

di Davide Pivetti

Non è la strana flebo vista sui cipressi di Malcesine (il cosiddetto “metodo Corradi”) ma non è nemmeno il costoso trattamento fitosanitario di cui hanno parlato le amministrazioni altogardesane e che fin qui avrebbe impedito ai comuni della Busa di prendersi concretamente a cuore il futuro dei sempreverdi secolari che tanto caratterizzano il paesaggio del Garda trentino.

La soluzione per tutti i mali dei cipressi in Busa sembra arrivare da un cockail biologico, atossico ed economico che è stato sperimentato nelle scorse settimane per la prima volta dai giardinieri della Fondazione Città di Arco, la casa di riposo di via Strappazzocche, e che ha dato risultati sorpendenti.

«L’idea - racconta Roberto De Laurentis, presidente della Fondazione, oltre che dell’Associazione artigiani trentina - è venuta ad uno dei nostri dipendenti, un grande appassionato di alberi».

In Fondazione hanno unito in una soluzione liquida tre ingredienti. Il primo è l’olio estratto dalle bacche di neem (Azadirachta indica), un albero originario dell’India che è già assai noto per le sue innumerevoli proprietà medicamentose tanto che in India lo chiamano la “farmacia del villaggio”. Per secoli gli indiani sono ricorsi a questa pianta per curare dolore, febbre e infezioni. All’inizio di ogni anno molti indù ne mangiano qualche foglia. Inoltre si puliscono i denti con i suoi rametti, curano i disturbi della pelle con il succo ricavato dalle foglie e ne bevono l’infuso come tonico.

Il secondo ingrediente è l’olio estivo (detto anche “ufo”), il terzo un concime specifico anch’esso naturale.

«Di chimico in questa soluzione non c’è nulla. Per questo la si può irrorare sulle piante come abbiamo fatto già due volte in Fondazione. Basta una mascherina - precisa De Laurentis - nel parco abbiamo 20 cipressi, li abbiamo già trattati due volte spendendo una cifra complessiva pari a 400 euro, circa 10 euro per ogni trattamento sulla singola pianta. L’albero riparte subito, l’afide se ne va, i nuovi getti emergono sotto la parte ormai essiccata».

Dieci euro per salvare alberi secolari: «I nostri sono stati messi a dimora tra il 1870 e il 1880, sono dei monumenti verdi, quindi meritano attenzione». De Laurentis ha informato del trattamento il sindaco di Arco e l’ufficio tecnico.

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