Fulmine a ciel sereno a Borgo Chiude il convento dei frati

La notizia è arriva in paese come un fulmine a ciel sereno. Il prossimo anno il convento francescano verrà chiuso. La notizia è stata anticipata dal parroco di Borgo. I frati saranno tutti spostati a Pergine ed uno di loro, ogni giorno, sarà presente per dire Messa e per assistere l'esistente comunità della clarisse.  Con l'addio dei francescani si chiude una storia secolare che ha coinvolto non solo Borgo ma l'intera Bassa Valsugana

di Massimo Dalledonne

fratiBORGO - La notizia è arriva in paese come un fulmine a ciel sereno. Il prossimo anno il convento francescano verrà chiuso. La notizia è stata anticipata dal parroco di Borgo. 
 
Il convento si trova alle pendici del monte Ciolino ed oggi ospita solo tre religiosi dell'ordine di San Francesco. I frati saranno tutti spostati a Pergine ed uno di loro, ogni giorno, sarà presente per dire Messa e per assistere l'esistente comunità della clarisse. Da diversi anni le vocazioni latitano sempre più anche all'interno dell'ordine dei francescani. Da qui la decisione, presa da tempo ed a malincuore, di arrivare alla chiusura. I costi di gestione, la manutenzione sono diventati insostenibili a fronte delle poche presenze dei religiosi. Con l'addio dei francescani si chiude una storia secolare che ha coinvolto non solo Borgo ma l'intera Bassa Valsugana.
 
Il convento di Borgo è stato infatti eretto nel 1598 dagli abitanti con l'appoggio del barone Sigismondo Welsperg, dinasta di Castel Telvana. Allora la Valsugana dipendeva dal vescovo di Feltre. Il 27 luglio del 1599 don Federico Bettini, parroco di Telve e cancelliere vescovile, piantò la croce nel luogo dove stava una piccola chiesa dedicata a San Cristoforo e il 24 maggio dell'anno seguente benedisse la prima pietra del nuovo convento dedicato a s. Francesco d'Assisi. 
 
I frati furono solennemente introdotti il 14 dicembre 1603. Nel 1700 venne realizzata la Via Crucis eretta prima sulla salita al convento e costruita una cappella, detta del santo Sepolcro, vicino a quella dedicata a s. Antonio. Nel 1810 il convento passò nelle mani del conte Giovanni Welsperg, che lo affittò a privati. Al termine della soppressione, il conte non cedette il convento se non dietro pagamento di 2.000 fiorini e la somma fu pagata nel 1818 da Gian Battista Peverada, il quale regalò poi il convento ai frati. Dato lo stato miserando in cui lo stabile era ridotto, furono eseguite le più urgenti riparazioni per renderlo abitabile; ma il lavoro di restauro fu iniziato nel 1847 e durò qualche anno. Durante la guerra 1915-1918 il convento venne occupato dai soldati e ridotto in pessime condizioni. Al ritorno dei frati fu restaurato con migliorie successive. Nell'ottobre 1952, essendo franato il muro di clausura, insieme al muro fu rinnovata la salita al convento e le stazioni della Via Crucis. L'anno successivo fu rifatto il soffitto della chiesa, in legno a cassettoni, e collocati tre altari in marmo.
 
In seguito alla decisione di mettere a disposizione delle Clarisse il fabbricato conventuale come sede del monastero (attualmente sono 11 le suore presenti), furono eseguiti i lavori di ristrutturazione della casa rustica, nella quale le Clarisse cominciarono a risiedere il 25 agosto 1984. Nel 2005 è stato restaurato l'esterno della chiesa e del monastero.

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