TRENTO. Un laboratorio che unisce le competenze dell’Università di Trento e della Fondazione Bruno Kessler per promuovere ricerca e innovazione al servizio della transizione energetica e della decarbonizzazione. È H2@TN, la nuova infrastruttura dedicata alla sperimentazione e alla produzione di idrogeno verde, con sede presso il Dipartimento di Fisica, di Ingegneria Industriale e di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica di Povo, nata grazie a un finanziamento provinciale.

Nel pomeriggio di ieri il vicepresidente e assessore allo sviluppo economico, lavoro, famiglia, università e ricerca Achille Spinelli, accompagnato dalla dirigente generale del Dipartimento sviluppo economico, ricerca e lavoro Laura Pedron, ha visitato gli spazi insieme al rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian.

Assessore Spinelli all'Università di Scienze di Povo, Povo, Italia, 10/11/2025. Visita dell'assessore Achille Spinelli all'Università di Scienze di Povo con il Prof. Flavio Deflorian, Rettore Università di Trento © Pierre Teyssot / UniTrento
Assessore Spinelli all'Università di Scienze di Povo, Povo, Italia, 10/11/2025. Visita dell'assessore Achille Spinelli all'Università di Scienze di Povo con il Prof. Flavio Deflorian, Rettore Università di Trento © Pierre Teyssot / UniTrento
Assessore Spinelli all'Università di Scienze di Povo, Povo, Italia, 10/11/2025. Visita dell'assessore Achille Spinelli all'Università di Scienze di Povo con il Prof. Flavio Deflorian, Rettore Università di Trento © Pierre Teyssot / UniTrento

“H2@TN è un esempio concreto della capacità del sistema trentino di fare squadra e di tradurre la ricerca scientifica in innovazione e sviluppo, ma anche di quanto il finanziamento pubblico alla ricerca sia una leva strategica e fondamentale per consentire la nascita di nuovi spazi di collaborazione su filoni strategici come quello dell’idrogeno verde”, ha dichiarato Achille Spinelli. Secondo il vicepresidente, grazie alle sinergie tra ricerca e sistema produttivo, il laboratorio favorirà ricadute dirette sul tessuto industriale locale, sostenendo nuove filiere e soluzioni tecnologiche per la decarbonizzazione. Un tassello chiave verso la costruzione della Green Hydrogen Valley trentina.

Alla visita erano presenti anche il direttore vicario del Dipartimento di Fisica Roberto Sennen Brusa, il referente scientifico Matteo Calandra Buonaura, i docenti Paolo Tosi, Luca Matteo Martini, Vincenzo Sglavo, Luca Fiori, Michele Orlandi, oltre alla ricercatrice del Centro Sustainable Energy di FBK Eleonora Cordioli.

Il laboratorio è frutto della collaborazione tra UniTrento e FBK ed è stato sostenuto nella fase di avvio da un finanziamento provinciale di un milione di euro. Una leva che ha consentito all’Ateneo trentino di attrarre oltre 4,2 milioni di euro di ulteriori fondi: 2,8 milioni europei, quasi 830 mila euro da progetti nazionali e 600 mila da attività conto terzi. Un risultato che si inserisce nella visione strategica del Trentino Green Deal.

H2@TN lavora allo sviluppo di nuove soluzioni per aumentare l’efficienza della produzione di idrogeno verde, combinando simulazioni numeriche, intelligenza artificiale e la progettazione di nuovi materiali. Tra le attività già operative figurano la produzione di idrogeno tramite celle fotoelettrochimiche alimentate da energia solare, la realizzazione di sistemi di elettrolisi ad alta temperatura basati su vapore acqueo e calore di scarto industriale e lo studio di processi per ottenere idrogeno da biomasse residuali.

La ricerca di UniTrento coinvolge sei gruppi e una decina di professori strutturati attorno a due responsabili scientifici. Le aree principali riguardano i materiali per la produzione di idrogeno, le celle a combustibile, lo sviluppo di idrogeno da rinnovabili e biomasse e le tecniche di stoccaggio. L’obiettivo è identificare tecnologie innovative capaci di contribuire alla decarbonizzazione e alla transizione energetica.

La ricerca avanzata condotta all’interno dei laboratori di UniTrento e FBK può supportare la nascita della futura filiera dell’idrogeno trentina, contribuendo a ridurre i costi di produzione, abbattere le emissioni e trasferire know-how al sistema produttivo locale. Un percorso che rafforza il ruolo del territorio come modello di eccellenza nazionale per la ricerca sulle energie rinnovabili.

(foto Pierre Teyssot / UniTrento)