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ROMA. Bastano pochi giorni dal lancio e Emma, l'intelligenza artificiale sviluppata dalla società italiana Egomnia, è già al centro di un acceso dibattito sui social. Screenshot, meme e commenti hanno evidenziato risposte considerate inesatte, errori di calcolo, confusione su fatti e personaggi pubblici e una generale lentezza nelle interazioni. In alcuni momenti la piattaforma è risultata addirittura irraggiungibile, mostrando agli utenti il messaggio "Backend non raggiungibile".
Il chatbot, presentato il 20 giugno come "l'AI nata in Italia", è stato messo alla prova da migliaia di utenti. Secondo il fondatore di Egomnia, Matteo Achilli, sono già state registrate circa 50 mila conversazioni. Proprio Achilli ha però precisato che Emma è un "progetto sperimentale" e ha invitato gli utenti a utilizzarla soprattutto per creare testi, poesie e canzoni, evitando di considerarla un motore di ricerca o uno strumento affidabile per domande tecniche, calcoli o quesiti a trabocchetto.
Alla base delle difficoltà ci sarebbero anche le dimensioni del modello, che dispone di circa 550,4 milioni di parametri, un valore molto inferiore rispetto ai grandi sistemi sviluppati dai colossi internazionali del settore. Achilli ha spiegato che il progetto è ancora in fase di crescita e di addestramento e che l'obiettivo è arrivare a versioni più evolute nei prossimi mesi.
Sul dibattito è intervenuto anche Walter Quattrociocchi, professore ordinario di Informatica alla Sapienza Università di Roma, ricordando che un modello linguistico non può essere valutato come un motore di ricerca. Secondo il docente, attribuire a questi sistemi una conoscenza perfetta o una vera comprensione della realtà rappresenta un errore concettuale, perché il loro funzionamento si basa sulla generazione statistica del linguaggio e non sulla verifica diretta delle informazioni.


