Ha avuto otto macchine, ha fatto milioni di chilometri, è «figlio d’arte» e il papà aveva le licenze numero 1 e 2. Il momento più brutto? «L’omicidio del nostro collega Sommadossi, ucciso da quattro balordi»
L’episodio alle una del mattino di sabato 22 luglio quando la vettura di Stefano Ciola è stata colpita per ben due volte: «Non so cosa volesse, ho temuto che stesse per derubarmi e me ne sono andato. La situazione è insostenibile»