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TRENTO. Dalla vittoria alla Maratona di Parigi al sogno di conquistare New York. Yeman Crippa guarda già al prossimo grande appuntamento della sua carriera, ma prima si è fermato a Trento per raccontarsi al pubblico del Festival dello Sport. Il campione delle Fiamme Oro, reduce dal successo nella capitale francese, è stato protagonista giovedì sera di un incontro alla Sala della Filarmonica, gremita di appassionati di corsa, durante il quale ha ripercorso le tappe della propria vita, dagli inizi nell'atletica alle ambizioni internazionali.
Al centro dei suoi pensieri c'è ora la Maratona di New York, in programma il prossimo 1° novembre, una delle competizioni più attese del calendario internazionale. Crippa non nasconde le ambizioni: «L'obiettivo è avere il sogno di vincere, perché non è impossibile, anche se è più realistico pensare di arrivare tra i primi dieci». La priorità, ha spiegato, sarà giocarsi tutte le possibilità e dare il massimo: «Allora potrò essere fiero».
Un appuntamento che il fondista trentino affronta con la consapevolezza di chi ha trovato nella maratona la propria dimensione sportiva. «La maratona è la mia distanza, sono focalizzato su questo», ha raccontato, immaginando anche un finale in volata, con il traguardo tagliato a braccia aperte.
Durante l'incontro, condotto dai giornalisti della Gazzetta dello Sport Luca Castaldini e Beatrice Balbinot, Crippa ha ripercorso anche la propria infanzia. Prima dell'arrivo in Italia, accolto insieme ai fratelli e ai cugini dalla famiglia, i sogni erano altri: «Da piccolino volevo fare il calciatore». La scelta dell'atletica è arrivata anche per una questione fisica: «I miei piedi non hanno seguito la mia passione preferita», ha scherzato, ricordando gli inizi con la corsa campestre.
Dal racconto della famiglia alle abitudini quotidiane, il campione ha mostrato anche il lato meno conosciuto della vita di un atleta professionista. La preparazione passa dalla cura dei dettagli, dallo studio al tapis roulant per limare pochi secondi, fino all'attenzione per l'alimentazione e alla concentrazione necessaria prima e durante una gara. Una dedizione che, come ha spiegato, va ben oltre l'agonismo: «Anche io se non corro per quindici giorni sto male».
Nella maratona, però, non bastano soltanto gambe e preparazione fisica. La differenza, secondo Crippa, si gioca soprattutto nella gestione mentale della fatica, in particolare nella parte conclusiva della gara. «Quando al 30esimo, 35esimo chilometro ti ritrovi da solo, tutti sono stanchi, la differenza la fa la testa, il coraggio, la determinazione», ha spiegato.
Per affrontare una distanza così impegnativa serve anche la capacità di non lasciarsi condizionare dagli avversari. «In tutta la gara devi pensare solo a te stesso e non pensare se gli altri sono stanchi. I conti si fanno solo alla linea di arrivo». Nei primi venti chilometri, ha aggiunto, è fondamentale non sprecare energie, mantenendo l'attenzione sul proprio ritmo e sulla competizione.
All'incontro avrebbe dovuto partecipare anche Linus, direttore artistico di Radio Deejay e da anni punto di riferimento per il movimento dei runner amatoriali, assente dopo un recente intervento per un epitelioma. Il suo saluto è arrivato attraverso un videomessaggio, nel quale ha scherzato sulla prossima sfida americana: «Se arrivi prima di me a New York è perché non mi posso allenare».
Una battuta che ha accompagnato il racconto di un atleta già proiettato verso il prossimo traguardo. Per Crippa, New York sarà una nuova occasione per misurarsi con i migliori e confermare il percorso intrapreso sulla distanza regina della corsa. Con un sogno dichiarato: arrivare davanti a tutti.


