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BRESCIA. La sfida tra Union Brescia e Trento, vinta dai padroni di casa 2-1, si chiude tra le forti lamentele del club gialloblù per alcune decisioni arbitrali giudicate determinanti. In campo il Brescia passa al 19’ con Cazzadori, sfruttando una disattenzione difensiva. Il Trento tiene però il pallino del gioco per lunghi tratti del primo tempo e, secondo la panchina ospite, avrebbe meritato maggiore tutela in alcune situazioni di contatto non sanzionate.
Nella ripresa arriva il pareggio al 44’ con Dalmonte, bravo a capitalizzare un’azione insistita. È il momento migliore del Trento, che protesta in modo acceso poco dopo per un presunto fallo non fischiato a centrocampo, da cui nasce l’azione che porta al 2-1 della Union Brescia firmato al 50’ da Silvestri. Una decisione che scatena le rimostranze dei giocatori trentini e dello staff tecnico, convinti che l’episodio avrebbe dovuto essere interrotto.
Il clima resta teso anche nel finale. Il Trento reclama un possibile calcio di rigore su un contatto in area non valutato dall’arbitro, mentre dalla panchina volano proteste per la gestione complessiva del match. Nel frattempo il Brescia inserisce forze fresche: all’85’ esce De, all’89’ Vesentini prende il posto di Cazzadori per difendere il vantaggio.
Il recupero è lunghissimo, 9 minuti, ma non basta agli ospiti per trovare il pari. Al termine, la sconfitta pesa non solo per la classifica ma anche per il carico di polemiche: il Trento esce dal campo convinto di essere stato penalizzato in più di un’occasione, mentre la Union Brescia incassa tre punti preziosi in una gara destinata a far discutere.


