l «fiuto» e le capacità cognitive del general manager Salvatore Trainotti hanno fatto in maniera di pescarlo nella D-League americana, la serie B praticamente, quella dei reietti (ma che reietti!) rifiutati dall'Nba. L'intuito sulla stoffa professionale e sulla chimica di affiatamento nel gruppo l'ha sfoderato coach Maurizio Buscaglia. E così l'Uragano Tony Mitchell sta imperversando sul campionato italiano. Anche a Roma l'ala della Georgia, che ha trascorso gli anni del dopo Draft (nel 2012) andato a male con squadre cinesi e filippine nonchè con i «Fort Wayne Mad Ants» con i quali ha conquistato il trofeo di miglior saltatore e cannoniere, si è trasformato in "Attila", non solo tenendo desta la Dolomiti Energia, ma schiantando i contestati colleghi romani con due bombe imperiali, sulla faccia di Gibson e dell'ex Triche.


Mitchell capocannoniere dopo 13 giornate della sua prima stagione nella massime serie in Italia, lunedì sera collezionando 32 punti, 35 di valutazione, 10 rimbalzi, 2 assist e due stoppate. Rammentiamo con Pistoia, nel giorno di una formidabile prestazione della squadra al PalaTrento, di averlo definito egoista e vocato a qualche numero inutile da Harlem. Nel giro di qualche settimana sia lui che Buscaglia con lo staff hanno lavorato a fondo per smussare qualche incongruenza in una prstazione sempre da battaglia, se è anche vero che è il primo in A per falli subiti e il secondo, dopo il battitore libero Young che predica nel deserto del team di Esposito, nella valutazione.


La sua propensione a «genio e sregolatezza» lo dimostra il primo posto nelle palle perse, ma per uno come Mitchell che poi fa la differenza è un dettaglio trascurabile. Tre percezioni di guerriero da far paura: 1) la facilità con la quale alza la testa per capire se attaccare il canestro o innescare il pick and roll preferibilmente con Owens o Pascolo; 2) l'atletismo imperioso con il quale schiaccia nel canestro, il suo marchio di fabbrica e non solo su alley oop ma anche su intervento volante da Transiberiana, oppure stoppa gli avversari; 3) il letale utilizzo, in tute le posizioni e con un coraggio mostruoso, della tripla, che genera break utili ad abbattere i rivali.

Alla fine del match con Roma, quarta vittoria in trasferta per l'Aquila che vale la qualificazione alla Final Eight di coppa Italia Tony Mitchell ha detto: «Mi stava sul gozzo quella sconfitta con Venezia. Abbiamo reagito anche alle situazioni fisiche non ottimali di Josh (Owens) e di Davide (Pascolo) e come a me piace... abbiamo vinto». Agli americani piace il basket e piace vincere. Mitchell già dai match con Sassari e Venezia (a Pesaro aveva la mano gonfia) ha dimostrato di aver capito come giocare... in favore della squadra. Bastava regolare la percezione di adattamento al torneo, vivere momenti importanti nel nuovo ambiente di Trento, a fianco di altri quattro connazionali, dare fondo alle sue qualità da numero 1. Sulla maglia e nel cuore, nei muscoli e nel sangue. Uragano che non ha ancora esaurito la carica.