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TRENTO. Colpito da Daspo della durata di 5 anni a seguito degli scontri alla vigilia della partita di calcio tra Novara e Trento, la scorsa primavera, un trentunenne tifoso gialloblu ha ottenuto la sospensione del provvedimento, ma solo riguardo all'obbligo di presentarsi alle forze dell'ordine 30 minuti prima e 30 minuti dopo le partite a cui partecipa l'Ac Trento.
La Cassazione ha infatti annullato l'ordinanza del questore di Novara, con rinvio al giudice delle indagini preliminari del tribunale della stessa città. I giudici Ermellini hanno accolto il ricorso dell'ultras, perché il Daspo - Divieto di accedere alle manifestazioni sportive - era stato convalidato dal gip prima dello scadere del termine delle 48 ore a partire dalla notifica al trentino del provvedimento del questore.
Nel ricorso l'ultras ha infatti sostenuto la violazione dei diritti difensivi. Gli scontri erano avvenuti il giorno prima della sfida allo stadio "Silvio Piola": gruppi di ultras si erano fronteggiati in una sorta di "regolamento di conti". La scena, ripresa dai residenti, mostrava una ventina di individui incappucciati che si affrontavano con armi improvvisate, come bastoni e bottiglie, per poi concludere l'assurdo rituale con una stretta di mano.
Immediate le indagini della Digos, che hanno portato all'identificazione dei protagonisti degli scontri. Una ventina erano stati i Daspo emessi dal questore di Novara e diretti sia ai tifosi di casa che ai trentini.
Nei confronti del trentenne, che ha poi presentato ricorso in Cassazione, era stato applicato un Daspo della durata di 5 anni, con l'obbligo anche di presentarsi alla polizia in concomitanza con le manifestazioni calcistiche a cui partecipa l'Ac Trento. Il provvedimento, convalidato dal gip, era stato deciso «in relazione alla condotta» tenuta dal tifoso.


