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Lacrime da Calgary. Le televisioni canadesi hanno mostrato il pianto di coloro che avevano votato «yes» nel referendum cittadino sulla candidatura olimpica per il 2026, per evidenziare la delusione di chi voleva che i Giochi invernali tornassero nella città che li ha già ospitati nel 1988. Invece ha prevalso, con il 56%, il popolo del «no» e adesso rimangono in corsa soltanto Italia e Svezia, rispettivamente con Milano-Cortina e Stoccolma. Solo due candidature, quindi, quasi a voler dimostrare che sono sempre meno le città disposte a sobbarcarsi l’onere olimpico nonostante gli sforzi del Cio contro «gigantismo» e costi eccessivi.
Mentre a Calgary c’è chi parla di «sabotaggio» (due anni fa un sondaggio aveva evidenziato che il 61% della popolazione voleva che le Olimpiadi tornassero in città), e altri (tra loro, seppur in modo sfumato, il sindaco Naheed Nenshi) criticano il governo Trudeau che ha garantito il proprio appoggio finanziario soltanto a pochi giorni dal voto, l’Italia è in prima fila con la proposta lombardo-veneta. Ma anche trentino-altoatesina visto che le commissioni hanno già visionato i trampolini di Predazzo e le piste di fondo a Lago di Tesero per salto e combinata nordica, le piste di biathlon di Anterselva e la pista di pattinaggio di velocità a Baselga di Pinè.
«Restiamo più concentrati che mai sul nostro obiettivo. Le notizie che giungono da altre parti del mondo non devono distrarci», dice il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, mentre il Ministro dell’Interno Matteo Salvini sottolinea che «se non bastano i fondi privati, faremo noi (nel senso di governo n.d.r.) l’ultimo sforzo». Bisogna crederci fino in fondo, perchè adesso la possibilità che l’anno prossimo, a Losanna, questi Giochi vengano assegnati alla doppia candidatura targata Coni si sta facendo concreta.



