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BUDAPEST. Cosa chiedere di più da quattro "umani"? Nulla, perché l’argento conquistato dai “jet azzurri” Roberto Rigali, Marcell Jacobs, Lorenzo Patta e Filippo Tortu (Ita dovrebbe ribattezzare i suoi aeromobili con questi nomi) ha il sapore della grande conferma di quell’oro olimpico di Tokyo conquistato il 6 agosto di due anni fa. Per l’Italia della 4x100 un argento che brilla di luce propria, un argento fantastico alle spalle degli extraterrestri arrivati da un altro mondo, gli Stati Uniti.
La staffetta veloce degli Usa, ritornata sul tetto del mondo dopo aver perso il titolo lo scorso anno a casa loro, ad Eugene, era composta da funamboli quali Christian Coleman, Fred Kerley, Brandon Carnes (il meno extraterrestre) e soprattutto dal neo campione del mondo dei 100 e 200, Noah Lyles.
Gli americani hanno vinto con 37”38, gli italiani subito dietro con 37”62 (seconda prestazione italiana di sempre), terza la Giamaica, storica terra di velocisti (dice qualcosa un certo Usain Bolt?), in 37”76.


