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TRENTO. «A Trento ho lasciato un pezzo di cuore». A distanza di anni, Simone Giannelli torna a parlare del suo addio all'Itas Trentino e per la prima volta racconta pubblicamente di non aver scelto lui di lasciare il club. Il capitano della Nazionale lo ha spiegato durante un'intervista rilasciata al podcast BSMT di Gianluca Gazzoli, ripercorrendo uno dei momenti più delicati della sua carriera.
Il palleggiatore ammette che il trasferimento a Perugia fu vissuto con grande difficoltà e riconosce di aver commesso un errore nella gestione della comunicazione. «Non sono stato bravo a spiegare cosa fosse realmente successo», racconta, spiegando di aver preferito non entrare nei dettagli per non creare tensioni nell'ambiente che lo aveva fatto crescere sportivamente.
Una scelta che, col senno di poi, ritiene abbia avuto conseguenze pesanti. Ancora oggi, racconta, ogni volta che torna a giocare a Trento viene accolto da fischi e contestazioni. «Sono stato visto come un traditore», afferma, precisando però che il trasferimento «non è arrivato per mia volontà». Per questo motivo oggi dice che, tornando indietro, cambierebbe proprio il modo in cui raccontò quella vicenda, lasciando troppo spazio a interpretazioni che, secondo lui, non corrispondevano alla realtà.
Giannelli spiega di aver scelto il silenzio per rispetto della società e della città. «Non volevo sputare nel piatto in cui avevo mangiato tanti anni», dice, ricordando come a Trento sia cresciuto sia come atleta sia come persona. Si sentiva quasi in dovere di proteggere quell'ambiente, accollandosi le critiche senza fornire la propria versione dei fatti. Una decisione che oggi considera sbagliata.
A spingerlo a parlare è stato anche un episodio recente. Il regista azzurro racconta di essere rimasto colpito dagli insulti ricevuti durante una partita a Trento da una persona che conosceva. Un momento che gli ha fatto capire come la percezione della sua partenza non fosse mai cambiata. «A quel punto ho detto basta», spiega, aggiungendo che ormai non si aspetta più che quella situazione possa cambiare, ma sente il bisogno di chiarire pubblicamente come andarono davvero le cose.


