Oggi è un momento simbolico. Il passaggio della Torcia Olimpica in Trentino è un messaggio universale che va oltre lo sport e intercetta lo spirito del tempo che viviamo. Nei giorni simbolici si prendono decisioni e si assumono impegni per il futuro. O, quantomeno, si lanciano sfide e call to action – anche dai giornali – verso chi ha il potere e la responsabilità di governare la cosa pubblica.


Lo sport come fatto serio: l’eredità delle Universiadi 2013


Torniamo allo sport, perché lo sport è una cosa seria. Lo hanno dimostrato le Universiadi Invernali Trentino 2013, quando quattro soci istituzionali – Provincia autonoma di Trento, Università di Trento, Comune di Trento e federazione sportiva competente – fecero squadra in un’impresa sportiva, accademica e internazionale.


I numeri parlano chiaro. Furono coinvolti 2.200 volontari, con un’età media di 38 anni: 600 studenti, il 40% donne. Il Comitato organizzatore contrattualizzò 64 persone. In appena 18 mesi venne organizzato un evento che normalmente richiede almeno cinque anni di preparazione.


Dal punto di vista economico, a fronte di un investimento di 4,5 milioni di euro, l’indotto sul territorio – stimato da Deloitte – fu di 14,5 milioni di euro, con una valorizzazione d’immagine di circa 10 milioni di euro e oltre mezzo miliardo di contatti nel mondo attraverso televisione, stampa e web.


Sul piano istituzionale, il Consiglio dei Ministri per lo Sport dell’Unione europea riconobbe l’evento come «esempio paradigmatico di integrazione tra sport e innovazione». Questo era il messaggio che il sistema trentino voleva dare al mondo.


Un messaggio europeo tra sport, industria e università


Quella esperienza trovò spazio anche nel dibattito nazionale e internazionale. Se ne parlò sulle pagine de L’Adige e nel blog “Universiadi Mondo” dell’Huffington Post Italy, ancora oggi consultabile.


Federico Eichberg, oggi capo di gabinetto del Mimit, scriveva che «lo sport va pensato in una forma transnazionale e interdisciplinare, perché è un linguaggio universale che insegna fair play, competizione e spirito di squadra, anche nella dimensione economica».

Un articolo scritto a quattro mani con John Bruton, già primo ministro irlandese, sottolineava la dimensione industriale dello sport. Antonio Tajani, allora vicepresidente della Commissione europea con delega a industria e turismo, definiva il rapporto tra industria, sport e università come il «triangolo della conoscenza e dell’innovazione».


Fu quindi naturale che la Commissione europea invitasse nel gruppo di lavoro Industria/Sport il presidente delle Universiadi, Sergio Anesi. L’attuale ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, concluse allora che lo sport è un vettore capace di aprire nuovi orizzonti culturali, sociali ed economici, a patto che la competizione venga vissuta in modo costruttivo. Cum-petere significa infatti «tendere insieme verso un obiettivo comune».


Le radici trentine di un’eccellenza riconosciuta


Le Universiadi Invernali 2013 affondavano le radici nell’ecosistema trentino e nella storia dell’Autonomia. Un percorso fatto di eccellenze sportive, grandi eventi internazionali, infrastrutture e visione politica, ma anche di elementi meno misurabili e più profondi.


Lo sport di base, le famiglie, le comunità e l’associazionismo. Il volontariato, che ha portato Trento a essere Capitale europea del volontariato 2024. La dimensione universitaria dello sport, con la nascita di Unisport Italia. Le competenze manageriali e istituzionali, come quelle sviluppate all’interno del Coni trentino. Non a caso, secondo Il Sole 24 Ore, il Trentino è in testa all’Indice di sportività delle province italiane.


Oltre i confini: giocare di squadra in Europa


Non possiamo però pensare a un Trentino “piccolo e solo”. Serve aprire il gioco e adottare un autentico gioco di squadra. Il nuovo spirito olimpico è racchiuso nel motto “Citius, Altius, Fortius – Communiter”, cioè “più veloce, più in alto, più forte – insieme”. La parola chiave è proprio communiter.


Eccellere oggi significa competere collaborando, anche a livello internazionale, come indicano esperienze e analisi quali “Valore Sport” del Forum Ambrosetti o il “Report Sport 2025” dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale.


Tre opportunità concrete per il Trentino


Milano-Cortina 2026 porta con sé un duplice messaggio: olimpico e paralimpico, sportivo e sociale, immediato e di lungo periodo. Guardando oltre la “veduta corta”, emergono almeno tre opportunità concrete.

  1. La prima è il bando europeo “European Rising Innovative City”, rivolto a città tra i 50.000 e i 250.000 abitanti. Il premio è di 500.000 euro e può essere candidato solo dal Comune di Trento. È un obiettivo alla nostra portata. 
  2. ​​​​La seconda è l’Access City Award, premio europeo per l’accessibilità delle città per le persone con disabilità, con contributi fino a 150.000 euro. Anche qui serve una candidatura pubblica e una forte alleanza territoriale.
  3. La terza riguarda la capacità del Trentino di stare nei network internazionali, come dimostra l’EBN Congress che si terrà tra Riva del Garda e Rovereto. Perché non strutturare una strategia permanente di internazionalizzazione, innovazione e attrattività, coerente con il DNA del territorio?

Una conclusione aperta


​​​​​​​Le condizioni per eccellere sono chiare: gioco di squadra, rispetto delle persone e delle istituzioni, attivazione del sistema dell’innovazione e dello sport, pilastri della comunità trentina. A partire da domani, vale la pena fermarsi un momento e pensarci. Trasformare una riflessione pubblica in azioni di sistema, pubbliche e private.
A vincere, alla fine, può essere l’intera comunità: trentina, italiana, europea.