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Il campionato ha esaurito la sua prima fase, quella del girone d’andata, e -a prescindere dalle cose belle (tante) e brutte (altrettante) che si sono viste, col Napoli campione d’inverno- ci sono due argomenti che hanno provocato tante discussioni. Uno, riguarda la Nazionale e l’altro la Var.
Per quanto riguarda l’eliminazione della squadra azzurra dai Mondiali e le polemiche che ne sono scaturite, si è parlato di rinnovamento del nostro calcio; di settori giovanili da curare con maggior cura; di campionati per seconde squadre per far giocare le tante riserve di mille colori che si vedono poco in campionato; di riduzione del numero di squadre nel settore professionistico (serie A a 18 squadre), ma non solo. Nei giorni caldi che son seguiti alla eliminazione degli azzurri da parte della Svezia, a parte le lacrime di Buffon, l’accanimento nei confronti di Ventura, le dimissioni di Tavecchio ecc., si è avuta la sensazione che niente sarebbe cambiato per non turbare gli equilibri che governano il mondo del nostro pallone. Si aspettano le elezioni del nuovo (nuovo ?) presidente della Federazione e del «governo» del pallone, perchè cominci un percorso virtuoso che ci porti a una revisione del mondo della pedata. Magari imitando le federazioni (Germania, Francia, Spagna ?) che vincono perchè si son date una organizzazione meno precaria della nostra e dando più potere ai «calciatori» (il sindacalista Tommasi, l’oratore Costacurta, ecc).
Si è parlato del nuovo c.t. in tutte le salse. Sembrava fatta per Ancelotti, ci sarà un traghettatore come Di Biagio, in attesa del ritorno di Conte? O altro ancora ? Chissà. Ma, detto tra di noi, cui prodest la rivoluzione ? A chi serve stravolgere le cose ? Forse nessuno la vuole. Molti sono certi che cambieranno poche cose, soprattutto perchè i padroni del vapore, cioè i dirigenti del calcio professionistico - che hanno un peso cospicuo sulle decisioni più importanti, paradossalmente inferiore comunque a quello dei «dilettanti», più numerosi in fatto di voti- non riescono a mettersi d’accordo sul da farsi. Il nuovo governo del calcio sarà così autorevole da imporsi anche sull’atteggiamento conservatore della serie A che porta però a casa tanti soldi dalle tv e dagli sponsor ? Quindi occorre attendere le votazioni per vedere che succederà prossimamente. Per poi sapere dove andrà a parare il calcio nostrano, mentre i Mondiali procederanno senza l’Italia.
Un altro argomento di scottante attualità è quello che riguarda la Var, cioè il marchingegno che ormai decide le partite e sottolinea le debolezze degli arbitri e dell’arbitraggio. Chiaro che l’intento è nobile: evitare gli errori, rendere i risultati più cristallini agli occhi di tutti.
In realtà, anche se qualcuno è convinto che la Fifa riuscirà a strappare all’Ifab (il consesso di parrucconi, custode delle sacre regole del gioco) il parere favorevole per adottare subito la Var ai Mondiali «russi», noi siamo dubbiosi perchè occorrerà addestrare gli arbitri, gli addetti alla Var ecc. in poco tempo.
Ma non è escluso che ci si arrivi. Quando c’è voglia di fare una cosa a tutti i costi, alla fine si fa. Un eminente personaggio dell’arbitraggio, prima fischietto ad alto livello, poi designatore, ora commentatore autorevole, Paolo Casarin, in questi giorni ha fatto il punto sulla situazione della Var. E dalle sue parole si è capito che, anche se le intenzioni sono giuste, è l’uso del marchingegno che a volte induce a notevoli perplessità.
Ha concluso che la Var non avvantaggia gli arbitri scarsi. Noi siamo dell’avviso che talvolta i direttori di gara più deboli si facciano convincere dai fattori esterni (giocatori autorevoli, malumori del pubblico ecc.) a recarsi a vedere alla tv cos’è successo, ammettendo di avere sbagliato. Insomma, a volte vanno e a volte no, e questo ha provocato perplessità di chi si aspettava altro: il mondo del nostro calcio è ricco di mestatori. Anche questa nostra impressione può essere sbagliata.
Certo, qualcosa (anzi molto) è cambiato con la Var: qualche addetto ai lavori (allenatori scontenti del risultato, ma non sempre) ha contestato la validità dello strumento che tiene in sospeso spesso la gioia per un gol o altro. Ma non possiamo assumere un atteggiamento conservatore: indietro non si tornerà più. Anzi, il prossimo passo sarà il «tempo effettivo», cioè i recuperi verranno stabiliti da un cronometrista ufficiale. Insomma, rispetto ai tempi in cui il calcio era un affare fra ventidue uomini, un arbitro, due guardalinee e un pallone, le cose son cambiate parecchio. C’è, e ci sarà sempre più, una moltitudine di persone attorno a un risultato che muove tanti soldi, umori, interessi anche politici. Magari creando maggiori complicazioni.
Ma il progresso è il progresso.
Franco Zuccalà


