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PRIMIERO. «Come posso fare per arrivare a giocare anche io in Serie A?» chiede un bambino a Nadir Zortea nel piazzale del polo scolastico di Lausen. «Devi giocare a calcio tutti i giorni» risponde il 26enne di Cicona, paesino nella valle del Vanoi. «Io ho cominciato a giocare proprio su questo campetto qua, guardavo i video dei giocatori che mi piacevano e provavo a imitarli». Di strada ne ha fatta, quel ragazzino, che in Serie A è sceso in campo per 102 volte. Attorno al calciatore oggi al Cagliari ci sono tanti bambini: gli chiedono autografi e foto, fanno domande sul suo lavoro, che è il più bello del mondo. Dagli inizi nella squadra locale, l'Us Primiero, è arrivato all'Atalanta, giocando nella massima serie anche con Salernitana, Sassuolo e Frosinone fino ad approdare la scorsa estate in Sardegna. Dopo una stagione con 6 gol realizzati, fa gola a tante squadre.
Si legge di interessamenti di Roma, Napoli, Bologna. Nadir, dove giocherà la prossima stagione?
«Finché qualcuno non si fa avanti, per adesso sono un giocatore del Cagliari. Non mi ha cercato nessuno, il mercato apre il 1 luglio e l'estate è lunga».
Come giudica la sua stagione?
«È partita un po' a rilento, poi si è rivelata una grande stagione, con buoni numeri. Ho giocato in un ruolo diverso (esterno alto, dopo anni da terzino, ndr) e dunque per me è stato anche un anno di formazione. Sono molto contento della mia annata».
Cosa significa giocare nel Cagliari?
«Il Cagliari è come se fosse la nazionale della Sardegna. È una squadra che unisce tutta una terra, l'appartenenza si sente molto. Sull'isola è il Cagliari la prima cosa a cui pensano le persone».
Il miglior Zortea lo dobbiamo ancora vedere?
«Io credo che ci sia sempre da migliorare e il lavoro da fare non finisca mai. Ora sto facendo un lavoro particolare sul colpo di testa e su alcune letture di gioco che devo migliorare in campo. Sono i miei punti deboli».
Che qualità servono per arrivare dove è arrivato lei?
«Il talento che ti dà madre natura da solo non ti porta in Serie A. Qui non ci arrivi per caso, la percentuale di farcela è bassa bassa bassa. La resilienza mentale è la qualità che serve più di tutte. Non basta la tecnica, lo dico per esperienza: ho giocato con molti giocatori più forti di me che non sono riusciti a fare carriera».
Che consiglio dà a chi sogna di seguire il suo percorso?
«Fino ad adesso nella mia carriera sono stati più i momenti difficili che quelli facili. Il mio consiglio è di godersi le giornate quando va tutto bene, ma essere disposti ad andare oltre sé stessi quando le cose vanno male, per superare le difficoltà».
Il nuovo commissario tecnico dell'Italia Gennaro Gattuso ha detto di aver telefonato a 35 calciatori, potenzialmente convocabili. Ha squillato anche il suo telefono?
«No, non mi ha chiamato. La Nazionale per me è l'apice di una carriera di un giocatore. Sono consapevole che nel mio ruolo ci sono tanti giocatori forti e guadagnarmi una convocazione sarà difficile, ma non si sa mai».
Riesce a coltivare qualche passione, oltre che giocare a calcio?
«Nel mio tempo libero faccio attività come pilates e apnea, comunque sempre cose inerenti al mio lavoro e mirate ad un miglioramento delle mie prestazioni in campo».
Che rapporto ha con la valle del Vanoi?
«Casa è sempre casa, ci torno sempre volentieri. Mi piace la montagna e andare in bici, e un posto come questo non lo trovo da nessun'altra parte. Ora ci torno più spesso perché ho in mente qualche progetto per la nostra valle e voglio capire come muovermi».
Che progetto, nello specifico?
«Mi piacerebbe costruire una academy calcistica, per restituire al territorio quello che mi ha dato. Qui c'è un modello di crescita differente rispetto alla città: i ragazzi praticano tanti sport e a livello motorio sono più avanti, quindi credo sia un punto importante da cui partire e su cui investire parte della mia esperienza e di quello che ho imparato».
Come funzionerebbe, l'academy di Nadir Zortea?
«Vorrei seguire i giovani calciatori fino ai 16 anni, offrendo dei servizi mirati al miglioramento tecnico e tattico. L'obiettivo è dare loro un'educazione extra calcistica, cercando di portare ad un livello superiore le qualità dei giovani del territorio».


