TRENTO. «Non sappiamo più difendere. Si cura poco la fase difensiva. Non ho ancora visto in questa Nazionale la rabbia di recuperare palla». Fabio Capello scuote il calcio italiano dal palco del Festival dello Sport. Nel confronto con Gianni Valenti, vicedirettore vicario della Gazzetta e direttore scientifico della manifestazione, l’ex allenatore alterna i ricordi della carriera a un giudizio severo sul presente.

«Amo la Nazionale in maniera pazzesca; anche a casa mi alzo in piedi per l’inno, ma non rimpiango di non averla allenata», racconta Capello. Il dialogo ripercorre gli scudetti conquistati da giocatore e allenatore, la Coppa dei Campioni, le esperienze a Madrid e sulle panchine di Inghilterra e Russia, fino alla Cina. Un percorso dal quale nasce anche la richiesta di maggiore coraggio nelle scelte.

«I ragazzi devono poter fare vedere le loro qualità e invece si danno maggiori possibilità agli stranieri», osserva Capello. Critica un gioco che privilegia il possesso e scoraggia chi prova a osare e verticalizzare. «Vorrei vedere il calcio italiano tornare quello che era e che ci rendeva orgogliosi». Ma aggiunge: «Oggi non ho tanta fiducia, non c’è l’umiltà di capire dove andare tutti assieme».

A incontro concluso, Capello riprende la parola: «Lasciate che i giovani si divertano giocando a calcio». Ricorda i cinque anni nei settori giovanili e la regola comunicata ai genitori a inizio stagione: «Non voglio sentirvi urlare contro arbitro, avversari o altri. Se succede, vostro figlio non gioca».