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Nostalgia Berlusconi: per il Cavaliere

«Abbattere lo stadio di San Siro

è una cosa inconcepibile»

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Abbattere San Siro è inconcepibile. Silvio Berlusconi si iscrive al partito dei nostalgici e dei romantici e si schiera contro la demolizione dello storico impianto, teatro per 31 anni del suo Milan. L’ex patron rossonero non si oppone al progresso, ad uno stadio più moderno ed efficiente come sua figlia Barbara voleva costruire al Portello, ma ritiene «assurdo» e «senza senso» tirare giù un monumento come San Siro, come paventato dai club.

Dichiarazioni di impatto che suscitano però una reazione composta dell’attuale presidente rossonero, Paolo Scaroni, tra i principali promotori dell’intera operazione: «Posso dire che ne ho parlato con lui e mi ha confermato che ha parlato il Berlusconi sentimentale, che non può dimenticare i tanti successi ottenuti a San Siro con il suo Milan».

Berlusconi, d’altronde, non era entrato nel merito del progetto di fattibilità presentato da Inter e Milan al Comune di Milano - nonostante non consideri sufficiente uno stadio da appena 60mila posti - ma si era limitato ad un suggerimento, senza dimenticare di parlare ormai da civile, «senza più alcun potere» per ostacolare: «San Siro può essere utilizzato per altre manifestazioni, è nel cuore di tutti i milanesi, milanisti e interisti, che hanno a cuore il calcio. È una cosa assurda solo pensare di abbatterlo. Come si fa a demolire un posto che ha fatto vibrare il cuore di nerazzurri e milanisti per decenni e dove abbiamo conseguito tante vittorie? Anche il cuore vuole la sua parte».

E per non cadere in facili sentimentalismi, Berlusconi cerca di tagliare corto anche sul nuovo Milan del fondo Elliott: l’esclusione dall’Europa resta «un dispiacere», spera che il club «torni in alto», considera «bravo» Giampaolo e presto lo incontrerà per dargli un paio di consigli («metta Suso alla Kakà, è il giocatore con più qualità»), mentre le difficoltà sul mercato - dopo i rifiuti di Kabak, Sensi e Veretout - lo fanno «soffrire». Ma Berlusconi resta un innamorato cronico del calcio. Punta alla promozione diretta in B con il suo Monza «modello di etica e comportamento» e punzecchia la Juventus, sua storica rivale: «Se avessi comprato io de Ligt e Ronaldo sarebbe cascato il mondo. I bianconeri fanno impressione ma non capisco come fanno a stare dentro i vincoli del Fair Play Finanziario».

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