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Bomber Pinamonti: la salvezza

e poi il sogno nerazzurro

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Il suo gol alla Fiorentina ha ricevuto più di 16mila visualizzazioni su Facebook. Il missile partito dal micidiale destro, fuori area, di Andrea Pinamonti, vent’anni a maggio e in prestito con diritto di riscatto dall’Inter dove ha vissuto le giovanili, nel finale di match e che è valso l’1 a 1 in casa contro la Fiorentina il 9 novembre, è stato indicato quale miglior gol del 2018 in serie A. Il ragazzo, umile e composto, di Tassullo in val di Non, è diventato l’idolo dei tifosi dello stadio «Stirpe» di Frosinone e questa prodezza è arrivata dopo l’altro gol, in girata al volo, rifilato alla Spal in una vittoriosa trasferta dei frusinati.
Era dagli anni Novanta, quando nella massima serie giocava l’arcense Pierpaolo Bresciani nel Foggia di Zeman e poi nel Bologna di Ulivieri, che un trentino non dava soddisfazioni così marcate. Andrea è anche il 19enne che nei campionati maggiori d’Europa è andato a segno per due volte tra i suoi coetanei.

Pinamonti, l’ambientamento in Ciociaria, dopo le gioie della Primavera dell’Inter, e l’inserimento in squadra sono finalmente iniziate. Un debutto a partita compromessa con il Frosinone sotto con l’Atalanta di un poker e poi la conquista della fiducia dei mister, prima di Longo, l’artefice della promozione in A, e poi del suo sostituto Baroni, ex Südtirol, che l’hanno lanciata nella mischia.

«Dopo un’andata trascorsa qui a Frosinone penso proprio di essermi fatto apprezzare - sottolinea Pinamonti - sotto tanti aspetti. Nonostante le difficoltà e la costante ricerca della salvezza, il gruppo mi ha aiutato ad inserirmi, sono proprio contento. Dal capitano Ciofani, che è la bandiera del team, al gruppo dei più esperti fino ai giovani come me che hanno tanta voglia di mettersi in luce. Tutti e due gli allenatori credono nei giovani».

Un ambiente caldo quello del tifo ciociaro.

«Certo - continua il giovane noneso che è uno dei protetti del procuratore Raiola, quello degli assi - la gente è simpatica, la città è avvolgente con quella giusta provincialità. C’è chi ci ferma per una foto e un autografo lungo le strade, allo stadio “Stirpe” c’è un grande trascinamento. Il pallone è vissuto in maniera entusiasmante. Fino a che la matematica non dirà il contrario, nella permanenza in A ci crediamo».

Quella rete alla Fiorentina resterà nella sua storia come un marchio indelebile di classe.

«Mi fa molto piacere aver avuto quel riconoscimento. Ogni situazione positiva in serie A ha una grande eco. Per me il salto dalla Primavera interista alla massima serie è stato un cambio radicale. Pur nella mia ancora breve carriera di serie A, dove occorre sempre tenersi pronti, il salto è stato notevole. Da allievo arrivato nel 2013 dal Chievo (dove si era trasferito dalla val di Non dal 2007) all’Inter ho fatto tutti i gradini delle giovanili fino al debutto nell’Inter di Spalletti contro l’Empoli e prima ancora nell’Europa League contro lo Sparta Praga. Solo pochi minuti in A, titolare con i cechi. Qui a Frosinone invece bisogna avere costanza, si impara a migliorare per conquistarsi il posto, si fa gruppo per l’obiettivo. E soprattutto il posto va meritato, fin dagli allenamenti».

L’anima interista è comunque rimasta. Il futuro al quale aspira è magari quello di giocare al fianco del suo idolo, Mauro Icardi.

«Per ora penso al Frosinone. Dico che bisogna sgobbare durante la settimana perché a questi livelli nessuno ti regala niente. Anche cinque minuti di partita vanno meritati. Baroni ha subito fatto capire che gioca chi ha lavorato e poi ha dimostrato di darsi da fare. La fiducia a livello professionistico è una dote importante, soprattutto quando si è giovane come me. Icardi è naturalmente il mio riferimento. La passata stagione mi sono arrivate critiche perché sono voluto rimanere all’Inter. Avrò fatto anche troppa panchina però ho imparato molto e soprattutto da lui. Allenarsi con i campioni è la più importante lezione che ci possa essere. Con lui ho un ottimo rapporto, lo sento spesso. E quell’assist a Eder in Europa League lo ricordo con tanto piacere. Ho fatto poco allora, ma era questa la stagione giusta per andare a farmi le ossa. L’Inter è la mia società madre, mi ha inviato in Ciociaria a prestito secco (diritto di riscatto) e i suoi giovani continua a tenerli d’occhio. Con la società mi sento spesso tramite i dirigenti italiani (ora è arrivato anche Beppe Marotta, ndr)».

Quali giocatori di questa serie A italiana l’hanno impressionata di più?

«Tra i difensori nelle mie partite dove sono partito titolare e quindi da avversario diretto in maniera completa, ho avuto l’onore di duellare con lo slovacco Skriniar dell’Inter e con il senegalese Koulibaly del Napoli. Poi tra i centrocampisti tanta qualità in Allan, brasiliano del Napoli, e Pianjc, il bosniaco della Juve. Per l’attacco l’ex compagno argentino Icardi, anche se poi contro di noi al Meazza è entrato solo nel finale. Contro Milan e Chievo ho giocato partite quasi intere, ma sono state battaglie agonistiche senza particolari acuti di qualcuno».

Gioca, Andrea, nel primo campionato italiano che vede all’opera il fenomenale Cristiano Ronaldo, l’asso che la Juve ha ingaggiato per vincere tutto e che è già primo tra i bomber e con la sua squadra sta vincendo tantissimo, in attesa di aspirare alla Champions League. Che dice di lui anche se l’ha visto dalla panchina?

«È arrivato in grande forma e sta dimostrando quanto vale, più avanti ne sapremo di più se aiuterà la Juve nei tanti obiettivi fissati. Lo guardi in campo e magari sta 5-10 minuti a creare spazi, poi decide di scatenarsi e quando arriva la palla fa impressione tanto è difficile bloccarlo. Fa quello che vuole, un pericolo continuo».

Capitolo Nazionale Under 20. Nel trofeo «8 Nazioni» vi state allenando ma gli impegni di questo 2019 sono il top per voi, azzurrini promettenti.

«In maggio disputeremo il campionato mondiale in Polonia e il girone ancora non lo conosciamo perché si devono completare alcuni gruppi in altre parti del mondo. Brucia ancora la sconfitta in finale, ai supplementari, all’Europeo Under 19 contro il Portogallo in Finlandia. Meritavamo di vincere e perdere così è stato proprio una beffa. In marzo continueremo con il trofeo 8 Nazioni. Ogni convocazione in azzurro, e finora dall’under 16 ho partecipato a 5 gradi di età, è un test importante, che ti fortifica e ti fa crescere».

Mister Nicolato oltre a lei dispone anche di Kean e di Scamacchia, per un reparto d’attacco da sogno.

«Con Nicolato ho un ottimo rapporto. È un maestro di calcio e sa trattare con i giovani. Ha un carattere aperto e disponibile al confronto per farti maturare. Ci siamo qualificati dopo una fase europea impegnativa. Siamo fiduciosi, bisognerà essere molto grintosi, la maglia azzurra ti dà tanta carica».

Dal Trentino, oltre a papà Massimo e alla mamma Monica, ha contatti?

«Mamma e papà mi sono sempre vicini - chiosa il numero 89 frusinate - ci sentiamo spesso e quando possono formano con alcuni miei amici una pattuglia di spettatori molto interessati. Oltre alla famiglia dal Trentino ci sono sempre tanti amici a seguirmi, in particolare quattro mi sono affezionati e sono venuti anche a Frosinone».

Ora l’attesa per la ripresa del campionato, l’impegno è alle 12.30 di domenica, con il duello allo stadio di casa e di proprietà della società chiamato «Stirpe», dedicato a Benito, il padre dell’imprenditore Maurizio, attuale presidente dei ciociari e vicepresidente della Confindustria, contro l’Atalanta. L’attesa è di rivedere Andrea nella posizione dalla quale deriva il suo soprannome: l’arciere, nella sua caratteristica esultanza in cui mima lo scoccare di una freccia.

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