Olimpiadi

Curling, Joel Retornaz suona la carica: «Dobbiamo aumentare i praticanti, ora o mai più»

Il capitano della nazionale maschile: «In vent’anni non siamo cresciuti di molto, restiamo sempre 3-400. Ma ora quasi tutti conoscono il nostro sport». Caccia al podio: «Ambizioni alte, possiamo ambire alla medaglia»

IMMAGINI Contro i campioni del mondo della Gran Bretagna una sfida anche di dialetto: cembrano contro scozzese stretto

CORTINA D'AMPEZZO. "La percezione è cambiata: se vent'anni fa a Torino la gente si chiedeva cos'era il curling, adesso sono convinto che nove italiani su dieci perlomeno sappiano di cosa si tratta. E questo fa bene, perché prima o poi magari anche la nostra piccola disciplina attecchirà in un Paese come l'Italia". Lo ha detto Joel Retornaz, skip della nazionale maschile di curling, dopo la vittoria contro la Gran Bretagna.

"Per questo però - avverte Retornaz - dobbiamo anche far crescere il numero dei dei praticanti, che da vent'anni non è che sia cresciuto cresciuto molto: siamo sempre 3-400 sul territorio nazionale. Però se succederà che il curling sboccerà anche in Italia è adesso o mai più, con le Olimpiadi in casa e con risultati nel doppio misto e anche della nostra squadra e di quella femminile che possono essere un faro per chi vuole iniziare a praticare questo sport".

Dialetto cembrano contro scozzese stretto nella sfida di curling contro la Gran Bretagna

Forse anche per non farsi "ascoltare" dagli avversari, gli atleti della nazionale guidata da Joel Retornaz hanno parlato in trentino. In campo anche Mattia Giovanella (vice-skip), Sebastiano Arman e Amos Mosaner. Anche per gli avversari un inglese non da tutti comprensibile (foto Epa / Andrea Solero)

Retornaz, 42 anni, era già in campo a Torino e ora guida una compagine che, in attesa di tornare in campo stasera contro la Germania, ha battuto i campioni olimpici svedesi e i vicecampioni britannici. "Le nostre ambizioni sono alte, mai prima d'ora potevamo veramente dire di ambire alla medaglia: adesso ci sentiamo di poterlo fare", sottolinea il capitano azzurro invitando però a tenere alta la guardia.

A sostenere la nazionale un palazzetto che a ogni partita si trasforma in una bolgia con tanto di cori per i giocatori, fischietti e vuvuzelas. "È un tifo che fa bene al movimento", riconosce Retornaz. Può essere fastidioso? "Personalmente no - replica Retornaz, spiegando che lui durante le partite riesce a isolarsi -. Poi chiaro che c'è chi può sentire di più la pressione, chi la può sentire di meno". In generale, al di là dell'entusiasmo del pubblico, rispetto a vent'anni fa "c'è più conoscenza di curling: il piccolo problema è che arriviamo alla ribalta ogni quattro anni con le Olimpiadi, nonostante abbiamo tante competizioni. Però fa bene vedere che siamo seguiti".

(foto EPA ANDREA SOLERO)

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