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TRENTO. Un caso già attribuito formalmente al Trentino e una seconda positività notificata oggi, ma per entrambe sono in corso approfondimenti per capire dove sia avvenuto effettivamente il contagio da West Nile. L'Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino mantiene alta la sorveglianza e, a scopo precauzionale, ha già introdotto specifici test molecolari sulle donazioni di sangue.
Sul primo caso, riportato nell'ultimo bollettino dell'Istituto superiore di sanità, non vi è al momento la certezza che l'infezione sia stata contratta in provincia. La persona positiva proviene infatti da una regione dove la circolazione del virus è accertata e, prima della comparsa dei sintomi, aveva soggiornato anche in un'altra regione italiana. Non è stata inoltre dimostrata alcuna correlazione epidemiologica con l'uccello selvatico trovato positivo in un comune trentino: le due aree interessate sono geograficamente distanti.
Oggi è arrivata poi la notifica di un secondo caso, relativo anche in questo caso a una persona proveniente da una zona endemica fuori provincia e che aveva soggiornato in Trentino prima dell'esordio dei sintomi. In attesa di chiarire il quadro, i centri trasfusionali hanno attivato gli screening previsti dal Centro nazionale sangue per garantire la sicurezza delle trasfusioni.
Il virus West Nile viene trasmesso principalmente dalle zanzare Culex, attive soprattutto la sera e la notte, e non attraverso il contatto diretto tra persone. La maggior parte delle infezioni è asintomatica o presenta disturbi lievi e attualmente non esiste un vaccino. L'Asuit raccomanda quindi l'uso di repellenti, abiti coprenti e zanzariere, oltre all'eliminazione dei ristagni d'acqua. In presenza di febbre, eruzioni cutanee o disturbi neurologici dopo una puntura, l'indicazione è di rivolgersi al proprio medico.


