TRENTO. La sperimentazione dei 48 nuovi posti letto a bassa soglia assistenziale nelle Apsp/Rsa del Trentino rappresenta un primo intervento per ampliare l'offerta rivolta alle persone parzialmente non autosufficienti, ma non è sufficiente ad affrontare le criticità del sistema. È la posizione espressa dalla Cisl FP Trentino, che chiede maggiori garanzie sul piano del personale e del confronto sindacale.

Dal 1° ottobre i nuovi posti saranno attivati in otto Apsp/Rsa e si aggiungeranno a quelli già convenzionati con l'Asuit e ai posti extra parametro esistenti. Per il sindacato, però, la misura resta limitata se confrontata con le quasi mille personeattualmente in lista d'attesa per un ingresso in casa di riposo.

Secondo il segretario Beppe Pallanch, non basta assicurare che i nuovi nuclei non incideranno sugli organici esistenti. La Cisl FP chiede una revisione dei parametri assistenziali per ogni struttura e l'assunzione di infermieri, operatori socio-sanitari, personale tecnico e di supporto, per evitare che il nuovo servizio venga sostenuto da lavoratori già alle prese con carenze di organico.

Il sindacato evidenzia inoltre un problema di metodo. «Le Rsa e le Apsp funzionano grazie agli operatori che vi lavorano ogni giorno», osserva Pallanch, chiedendo che il confronto con le organizzazioni sindacali avvenga prima dell'approvazione delle decisioni e non quando le scelte sono già state definite.

La Cisl FP critica infine anche l'impostazione dell'assestamento di bilancio provinciale, ritenendo insufficienti le risorse destinate a sanità, assistenza e autonomie locali. Secondo il sindacato, senza investimenti strutturali e senza un rafforzamento stabile degli organici, il rischio è continuare a gestire l'emergenza senza risolvere i problemi di fondo del sistema assistenziale.