PHOTO
TRENTO. Il dottor Marco Ioppi, ginecologo, ex primario e per tanti anni presidente dell'Ordine dei medici, martedì compirà ottant'anni. «Non ci credo ancora, ottant'anni e non sentirli», scherza.
Dottor Ioppi, l'avevamo "lasciata" consegnare il testimone come presidente dell'Ordine dei medici al dottor Giovanni de Pretis. Cosa fa ora di bello?
Sono ancora nell'Ordine dei medici in quanto questa professione mi ha dato tanto e quindi ritengo doveroso impegnarmi per restituire qualcosa. L'Ordine è un'istituzione che abbiamo cercato di tener viva, che negli anni ha acquistato anche un ruolo importante nella società e cerchiamo di fare in modo che diventi un ente istituzionale credibile.
Esercita ancora come ginecologo?
Sì, sia negli ambulatori di Trento che Rovereto. Io credo che fino a che uno può, se ha la testa e la forza per farlo, debba rimanere sempre medico. D'altra parte, se vedo quante persone possiamo ancora aiutare, viene quasi doveroso continuare. Il farlo mi rende anche vivo, arresta quello che è il declino naturale. Mi impegna anche a studiare, a tenermi aggiornato e mi fa sentire più attivo, più giovane. E poi è bello incontrare le persone che conosci da una vita e poter essere loro d'aiuto.
L'oncologo Veronesi, nelle sue interviste, diceva che l'età matura è l'età della saggezza. Concorda?
Assolutamente, perché si diventa più saggi e più esperti nel dare giudizi. Aiutano gli errori del passato, è naturale. Importante è mettere a frutto questa saggezza e questo nel mio campo poi porta enormi soddisfazioni. L'altro giorno, ad esempio, una paziente mi ha mandato una foto di un ragazzo di 25 anni e mi ha ricordato che oggi è vivo grazie ad un cerchiaggio che le avevamo fatto alla ventunesima settimana di gravidanza dopo una seria minaccia di aborto.
Un ginecologo accumula nel corso degli anni tantissime soddisfazioni, perché i nostri risultati sono viventi. Faccio un altro esempio: durante un congresso mi ha avvicinato un ragazzone e mi ha detto che mi doveva ringraziare perché durante la gravidanza sua mamma aveva contratto la toxoplasmosi. Molti le avevano consigliato di abortire ma io le avevo detto di portare avanti la gravidanza. Mi ha fatto piangere vedere questo ragazzo. Sono cose che poi ti accompagnano sempre.
La mia è una bella professione, anche se molto impegnativa. Negli anni sono cambiate tante cose, ma le emozioni e i bisogni di salute sono sempre quelli. Ci vogliono tanta umanità e empatia. Io nei miei mandati di presidenza, ho sempre sottolineato che è doveroso che un medico sia preparato, ma non bisogna solo curare la malattia ma anche il malato e avere nei confronti della persona tanta umanità e gentilezza.
Qual è la sua più grande paura guardando avanti?
Paura più che altro del dolore, della sofferenza. È la questione su cui questa società è impegnata a trovare una quadra, con le disposizioni sull'assistenza nei casi di malattia lunga, che non perdona, che porta con sé dolori indicibili. Bisogna dare sicurezza alle persona che ha compiuto l'iter della vita che l'accompagnamento alla morte sarà dolce. Garantire un fine vita dignitoso. A volta ci troviamo davanti al desiderio di una vita eterna e a tutto l'apparato che cerca di fare dei miracoli che possono dare delle soddisfazioni a chi li compie, magari prolungando la vita di poche ore o pochi giorni. Bisogna che ci sia equilibrio e capire che a volte abbandonare una terapia o non fare degli accertamenti non è abbandonare il paziente, ma instaurare una assistenza diversa. Bisogna fare in modo che ci sia un accompagnamento: come la nascita da evento traumatico può essere gioioso, il fine vita può diventare un momento più sereno.
Oggi si parla tanto di prevenzione. Cosa fa lei per tenersi in forma?
Mi tengo attivo. A volte mi rendo conto che lavoro come vent'anni fa. Se arrivo a casa presto, alle 18-19, mi sento quasi in colpa. Quello che faccio mi piace, questo è il segreto. Chiaro che poi cerco di fare movimento e dico che i problemi non si risolvono con una pillola. Prima dovremmo tutti i giorni alzarci e fare almeno mezz'ora di attività fisica.
Lei lo fa?
Mi impegno a farlo ogni giorno e se qualche volta non riesco recupero il giorno dopo. Poi cerco di non esagerare con l'alimentazione, anche se è difficile. Altra cosa importante è cercare di essere sereni e contenti, costruire rapporti di serenità e pace con tutti. A volte ho qualche rimpianto di non esserci riuscito con tutti.
L'impegno che lei ha messo nel suo lavoro l'ha forse portata a sacrificare tempo per la sua famiglia.
Noi siamo stati una generazione con un senso del dovere forse esagerato, abbiamo sacrificato tanti affetti e ho il rimpianto di aver tolto molto alla famiglia. I giovani di oggi sono più bravi, ci riescono. Ricordo che si andava in ospedale la mattina e non si sapeva quando si usciva, si facevano anche turni di 48 ore. Anche le ferie erano sempre tirate, ricordo che mi hanno anche richiamato dalla licenza matrimoniale. Ma si faceva tutto senza lamentarsi, era così e basta.
Devo dire grazie alla mia famiglia, a mia moglie e i miei figli. Al lavoro si è aggiunto ad un certo punto anche l'impegno politico perché si diceva che se si volevano realizzare le nostre richieste bisognava impegnarsi anche lì. Così c'è stato l'incarico nell'amministrazione di Arco e la corsa per le elezioni provinciali, ma io pregavo che la gente non mi votasse perché amavo troppo il mio lavoro per lasciarlo. Ricordo ancora la sera, quando dopo il lavoro c'erano le riunioni politiche, che mio figlio, che all'epoca aveva dieci anni, mi chiedeva: «Papà, questa sera ci sei?».
Quanti figli ha dottor Ioppi?
Tre, due ragazze e un maschio che mi danno tante soddisfazioni. La prima Cristina, vive a Parma, lavora in banca ed è molto impegnata nel sociale. Chiara, che è bibliotecaria ad Arco, e mio figlio Alessandro, che è otorinolaringoiatra al Santa Chiara, mi ha regalato la gioia di diventare nonno di due gemelli, così i nipoti sono diventati cinque.
Come festeggerà questo importante traguardo?
Niente grandi feste, una cosa in famiglia. Anche perché festeggiare i cinquanta, i sessanta anni è una cosa, gli ottant'anni mi sembrano quasi troppi. Devo dire che mi sento però fortunato. Ci sono colleghi e amici che non ci sono più. Mi piace guardare ai colleghi più vecchi di me che sono in grande forma come Gios Bernardi, Mario Cristofolini o Dino Pedrotti, esempi da imitare. La loro fortuna è continuare a fare quello in cui hanno sempre creduto. Quindi guai mollare, bisogna essere degni del grande regalo che ci hanno fatto i nostri genitori.
Lei ha fatto grandi battaglie per avere punti nascita con numeri elevati, per la sicurezza in sala parto. Oggi in Trentino abbiamo due punti nascita con meno di 500 parti, cosa ne pensa?
Penso quello che ormai pensano tutti, che sono quelle forme di una politica che non pensa al bene dei cittadini ma solo a raccogliere una manciata di voti. È questo il fatto più negativo. Aver tenuto fede a un determinato concetto, di dare più sicurezza ai servizi e non andare a barattare sicurezza con aspirazioni di qualche amministratore, aver tenuto fermo questo concetto è quello che paga. Ormai è risaputo che i servizi periferici esistono e sono importantissimi, ma sono importanti nella misura in cui possono essere utili: devono essere collettore per raccogliere istanze ed esigenze della popolazione. Il centro dovrebbe poi far ritornare alla periferia e nelle strutture vicino a casa il paziente quando il problema è risolto.


