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TRENTO. Tra 25 anni saranno più del doppio i trentini affetti da demenza. L'Alzheimer è un'emergenza sociale e sanitaria in continua crescita e la Provincia Autonoma di Trento, una delle realtà territoriali fra le più anziane d'Italia, rischia di soffrire questo fenomeno molto più della media a livello nazionale.
I dati parlano chiaro: attualmente in Trentino sono oltre 10.800 le persone con demenza, a cui si aggiungono oltre 8.500 soggetti in fase di decadimento cognitivo, pari circa al 2% della popolazione trentina. Guardando al trend di crescita del nostro territorio, nel 2050 il numero di persone con demenza salirà a oltre 24.600 persone (circa il 4,5% di abitanti, un trentino su ventidue).
A lanciare l'allarme è il presidente dell'Associazione Alzheimer Trento Renzo Dori che citando il direttore di Alzheimer Europa Jean Georges, parla di quanto sia necessario e urgente far crescere una maggiore consapevolezza che le demenze devono rappresentare una priorità per la sanità, la ricerca, le politiche sociali e il sostegno ai caregiver e aggiunge Dori: «Per la prevenzione».
Temi e aspetti su cui l'associazione trentina si sente particolarmente impegnata per mantenere alta l'attenzione verso la classe politica e la comunità affinché si operino quelle scelte sociali e economiche capaci di garantire qualità del vivere sia alle persone con demenza sia ai loro assistenti familiari o ai loro badanti.
In provincia di Trento è stato aggiornato recentemente il Piano demenze (settembre 2025) ed è in corso di approvazione il Pdtad (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale Demenze) che aggiorna e completa il documento del 2020, ma Dori evidenzia che questo non basta: «La consapevolezza che il tema demenze rappresenta e rappresenterà ancora di più nei prossimi anni una vera emergenza sociale e sanitaria non traspare con la dovuta chiarezza da tali documenti. Sono ancora troppi i ritardi nell'assunzione di una reale presa in carico delle persone e dei loro familiari, nella diagnosi tempestiva, nella prevenzione a partire dai primi segnali di decadimento cognitivo, nella risposta alle emergenze legate ai disturbi del comportamento, nelle conseguenti difficoltà vissute dai caregiver e nel potenziamento delle equipe multiprofessionali dei Cdcd (Centri Disturbi Cognitivi e Demenze)».
L'allarme è stato lanciato anche dal segretario della federazione Alzheimer Italia e vicepresidente di Alzheimer Europa, Mario Possenti: «Siamo di fronte a una vera emergenza di salute pubblica e non intervenire oggi rischia di aggravare ulteriormente le sfide future. Il Piano Nazionale Demenze è in fase di aggiornamento, ma è fondamentale che Governo e istituzioni garantiscano risposte concrete, assicurando un percorso di cura e assistenza omogenea su tutto il territorio, sostenuto da finanziamenti adeguati».
Emergenza che trova riscontro nel report «The Prevalence of Dementia in Europe 2025», dove l'Italia risulta essere il paese europeo con la più alta incidenza delle demenze rispetto alla popolazione. Entro il 2050, le persone affette da Alzheimer saranno circa il 54% in più. Tale crescita riguarda soprattutto le fasce di età più avanzate, quelle destinate ad aumentare maggiormente nei prossimi decenni.
L'inesorabile invecchiamento della popolazione determina la presenza di oltre 1.4 milioni di persone con demenza nel 2025, pari al 2,43% (media europea: 2,02%). Se non si dovesse invertire il trend, nel 2050 saranno oltre 2 milioni e 200 mila, pari al 4,28% della popolazione (media Ue: 3,41%)


