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Le massaggiatrici cinesi movimentano le noiose giornate autunnali di una valle del Trentino Orientale. Gli affari del loro centro massaggi nelle ultime settimane stanno avendo un andamento indirettamente proporzionale a quello dell’economia della nazione da cui provengono. Se Pechino piange, queste imprenditrici sorridono.
«Non ci aspettavamo – spiegano – di lavorare così bene. Da noi arrivano persone di ogni tipo: giovani, anziani, ricchi e operai. Riceviamo chiamate dalla mattina presto fino a tarda sera».
I cellulari da cui non si separano mai, in effetti, squillano senza sosta. Una segnalazione arrivata in redazione – chi ce l’ha fatta assicurava che in quello studio non si fanno solo massaggi ma anche altro – ci ha spinto ad andare a verificare di persona come stanno le cose.
Trovare il centro è facile. Sulla porta d’entrata ci sono in bella vista orari e costi delle prestazioni – si va dai 30 euro per 40 minuti agli 80 euro per un «quattro mani» -, per accedere bisogna suonare. La porta viene aperta, poi subito chiusa, da una ragazza sui vent’anni in minigonna. Il suo italiano è stentato ma comprensibile. È gentile, ma riservata.
Prima di essere accompagnati in camera, ci accomodiamo in un salottino. La pulizia non è impeccabile, si respira un forte odore di olio di mandorla. Così intenso da risultare fastidioso. Ci sono contenitori pieni di caramelle alla frutta ovunque, pacchetti di fazzoletti e tovaglioli sparsi sia sui tavolini sia sui divani. È il nostro turno. La stanza dove siamo portati – in totale sono due – è fredda, umida, anonima. C’è un lettino, una vasca da bagno e niente altro. Spogliati e sdraiati, parte l’ora di massaggio.
Mentre le mani e le ginocchia della ragazza passano su tutto il nostro corpo, proviamo a parlare. All’inizio non c’è molta propensione al dialogo («Io sto in silenzio quando lavoro») poi la situazione cambia e la massaggiatrice orientale si lascia andare: «È faticoso stare qui dodici ore al giorno, senza riposare. Per fortuna molti sono carini». Aggiunge: «Vengo dalla Cina del Sud e mi piace l’Italia».
In sottofondo ci sono il chiacchiericcio e le risate che provengono dalla camera accanto. I 60 minuti prenotati stanno per scadere. Ed ecco la sorpresa, la richiesta cioè di avere per solo 10 euro in più rispetto a quanto pattuito (50 euro, ndr) un «happy end», cioè una prestazione sessuale.
Il servizio «aggiuntivo» è il vero business e l’attrattiva dell’attività imprenditoriale del centro. Realtà del genere se ne trovano in varie località del Trentino. Rifiutiamo e ci rivestiamo. Oltre alla ricevuta otteniamo la fidelity card: dopo dieci incontri ce n’è uno a metà prezzo.
I saluti sono veloci. Il cliente dopo di noi è un pensionato. Ha fretta: «Veloci perché poi devo andare a prendere mio nipote a scuola».


