TRENTO. «Sono veramente amareggiato e deluso, sia come cittadino trentino, che come medico, di come stanno procedendo le cose». Queste le parole del neurologo e coordinatore della Commissione ambiente per l'Ordine dei Medici di Trento Paolo Bortolotti, in merito al recente riavvio dei cantieri per la realizzazione della circonvallazione ferroviaria a Trento Nord. E se la normativa e la relativa sicurezza degli operai è abbastanza ben definita, sulla salute dei residenti vicini alla zona dei lavori non si può certo dire lo stesso: «È da anni che chiediamo venga svolto un biomonitoraggio serio - spiega il medico - ma ormai ho il dubbio che ci sia la volontà di non farlo affatto».

Dottore, come Ordine è da anni che chiedete una maggiore attenzione sul cantiere a Nord. Ci sono novità?

Non direi. Dopo la pubblicazione nel 2023 del rapporto «Sentieri», che invitava a fare maggiori approfondimenti sul sito per quanto riguarda la mortalità giovanile e alcuni tipi di tumori in eccesso, abbiamo scritto all'Istituto Superiore di Sanità per capire come comportaci. Questo ci ha risposto che, visti i problemi molto importanti e tenuto conto dei lavori che si sarebbero fatti, erano disponibili a collaborare. Nel 2025 siamo riusciti ad organizzare una conferenza con i vertici dell'Istituto e ricordo bene che Mario Tonina aveva ribadito che era arrivato il momento di risolvere il problema dei siti inquinati e che la politica, indipendentemente dal colore, doveva occuparsene. Anche Franco Ianeselli aveva ribadito che era l'inizio di un percorso per la creazione un tavolo di lavoro organizzato con lo stesso Istituto. Da allora però ho sollecitato il Comune e il Consorzio almeno venti volte. Ci hanno mandato le trascrizioni sbobinate da correggere, ma ad oggi, un anno e mezzo dopo, non abbiamo neanche gli atti. È grave.

La Provincia però ha già aderito a due progetti di osservazione: «Sintesi» e «Itinere». Non bastano?

Il problema è che nessuno dei due progetti riguarda un biomonitoraggio specifico dell'area Sin. Prendiamo il primo ad esempio: riguarda sì un biomonitoraggio europeo sui siti inquinati ma esclusivamente per valutare il valore medio di certe sostanze nel sangue di cittadini di città e periferie agricole. Ma non valuta affatto il Sin, i ricercatori lo hanno detto chiaramente. Inoltre, al di là del fatto che i risultati arriveranno tra anni, la ricerca coinvolge appena 50 cittadini di Trento e 50 della Vallagarina. La Provincia si accontenta di fare rilievi che non sono rilievi. E poi, a dirla tutta, c'è un altro aspetto che mi da fastidio...

Ossia?

Il mese scorso è stato lanciato «Insinergia», un bellissimo progetto nazionale del Ministero della Salute che coinvolgerà ben 9 regioni italiane per 13 siti Sin, tra cui quello di Taranto e Brescia. Attraverso questa iniziativa faranno una valutazione di un campione ampio di persone con biomonitoraggio, sorveglianza epidemiologica e valutazione del rischio. Guarda caso il Trentino non si è nemmeno candidato. A questo punto, e dopo tutto questo tempo, mi viene da pensare che non si voglia fare il monitoraggio.

Ma lei è pro o contro il bypass?

Io non entro nel merito se si debba fare o meno, non rientra nelle mia competenze. Dico però che è da 3 anni che stiamo dicendo che qualsiasi cosa si faccia in quella zona bisogna prima fare un monitoraggio serio. La gente ha diritto a sapere quali siano i rischi che corre. La comunicazione del rischio va fatta sempre, è la base.

Parlando di inquinanti però l'osservatorio rassicura: al momento si lavora in aree sotto soglia.

Molti inquinanti sono volatili. Quando c'è caldo, sostanze come il naftalene, vengono disperse in aria. Tutti ci ricordiamo che quando sono iniziati gli scavi la gente era colpita da questi odori. Il problema di fondo è che ci sono tanti inquinanti nella zona e noi siamo come delle spugne: se sei esposto a tante sostanze sotto i limiti le accumuli gradualmente. È come mettere dell'inchiostro in un bicchiere: se ne metti una goccia non lo vedi, ma se ne metti 10, e magari di sostanze diverse, l'acqua diventa scura.

I rischi concretamente quali sono?

Il piombo è una delle sostanze più tossiche per il cervello e i bambini sono i soggetti più esposti. È difficile il caso di un'intossicazione acuta a meno che non ci siano incidenti e gli effetti si potrebbero vedere tra anni, anche in termini di incidenza di mortalità.

Bisognerebbe insomma, prima di ogni altra cosa, procedere ad una bonifica.

Non è facile ma non è nemmeno impossibile. In Inghilterra, la prima nazione ad essere industrializzata, avevano molti problemi simili e li hanno risolti. Ci vuole un impegno economico e bisogna volerlo fare. Sarebbe l'occasione per togliersi questa bomba ad orologeria e informando la popolazione. In Germania ad esempio in progetti simili gran parte dei cittadini era d'accordo ma perché informata dei rischi che correva. Qui invece, com'è realmente accaduto, un cittadino stende in balcone, e vede nel cantiere un operaio con lo «scafandro». Il rischio deve essere perimetrato e informato ai cittadini, ma si fa di tutto per non vedere.