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TRENTO. Oltre 17.500 piani di cura e più di 312 mila accessi a domicilio in un anno. Sono alcuni dei numeri del modello trentino di assistenza domiciliare e cure palliative finito sotto la lente di Agenas. Una delegazione dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali è arrivata a Trento per studiare l’organizzazione dell’Azienda sanitaria universitaria integrata e una rete considerata una best practice da replicare a livello nazionale.
Ad accompagnare la delegazione sono stati il direttore generale Antonio Ferro e il direttore del Dipartimento cure primarie Gino Gobber. Al centro della visita l’integrazione tra cure a domicilio, hospice e ospedale, ma anche il raccordo con i servizi sociali delle Comunità di valle e il terzo settore. «L’assistenza domiciliare e le cure palliative non sono solo una risposta clinica, ma una presa in carico globale della persona e della sua famiglia», ha sottolineato Ferro.
Il responsabile della delegazione Agenas Antonio Fortino ha spiegato che l’Agenzia sta conducendo un ciclo di visite in diverse Regioni per osservare le trasformazioni dell’assistenza domiciliare e favorirne l’innovazione. Del Trentino sono stati apprezzati in particolare «l’approccio sistematico», l’attenzione alle zone geograficamente disagiate, la formazione degli operatori e la collaborazione con l’università.
La macchina dell’assistenza può contare su 16 medici palliativisti per gli adulti, 3 pediatrici e 269 infermieri, tra cui 21 infermieri di famiglia e comunità, oltre a 12 medici di cure primarie, medici di famiglia e pediatri. Nel 2025 sono stati effettuati 312.354 accessi nell’ambito dell’assistenza domiciliare. Le reti di cure palliative hanno invece seguito 2.453 persone, adulti e bambini, effettuando 112.467 accessi a domicilio. «L’attenzione di Agenas – ha commentato Gobber – conferma la validità di una rete integrata che mette al centro i bisogni del paziente».


