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TRENTO. Un collegamento diretto con i medici di medicina generale per riuscire a dare risposte appropriate e nei tempi più consoni ai bisogni di esami, soprattutto colonscopie e gastroscopie, e di prime visite gastroenterologiche, ai pazienti trentini. Una campagna informativa per aumentare l'adesione allo screening del sangue occulto. Endoscopi di ultima generazione in tutti e quattro i centri trentini dove si eseguono questi esami. Questi gli obiettivi a breve termine dell'Unità operativa multizonale di gastroenterologia diretta, dal dicembre 2023, dal professor Armando Gabbrielli.
Professor Gabbrielli, quali novità ha portato nel suo reparto in questi due anni e mezzo di lavoro?
Sicuramente parte delle novità derivano da quello che ho fatto nel corso della mia carriera, a Roma e Bruxelles prima, e a Verona poi. Io mi sono da sempre occupato soprattutto delle patologie delle vie biliari e del pancreas e del ruolo dell'endoscopia operativa in questo campo. Alcune metodiche le abbiamo trasferite da Verona, che è centro di riferimento nazionale per la patologia pancreatica, soprattutto in campo di ecoendoscopia che permette procedure operative di chirurgia microinvasiva. A questa metodica si associa anche la ERCP (già presente a Trento e Rovereto) che permette di intervenire su patologie sia benigne che maligne delle vie biliari e del pancreas. Abbiamo avuto la possibilità di formare due medici nel campo della dissezione sottomucosa di lesioni superficiali dell'esofago, stomaco e colon. Questa metodica permette di asportare lesioni anche neoplastiche superficiali senza intervenire chirurgicamente.
I tumori al pancreas stanno aumentando anche in Trentino. Quali sono le cause?
È una delle neoplasie che sta salendo per incidenza. Adesso è all'8° posto in Italia, ma si arriverà al 5° a breve. I motivi possono essere tanti, anche legati a situazioni locali. Sicuramente il fumo è uno dei fattori di rischio. Per questo tipo di tumore non abbiamo fatto molti passi avanti nella cura, ma li abbiamo fatti nella diagnostica delle lesioni precancerose sia attraverso Tac e Risonanze che con l'ecoendoscopia.
Nel suo reparto vengono trattate anche molte altre patologie, non solo quelle legate a pancreas e vie biliari. Quali sono gli altri campi?
Qui abbiamo un gruppo molto attivo di specialisti che si occupano di epatologia e che hanno ricevuto la possibilità di seguire i pazienti trentini trapiantati a Verona o Padova. Si parla di un numero fluttuante tra 10 e 20 l'anno. In questo momento i pazienti seguiti totali sono circa 150. La grossa fetta di domanda di visite ed esami riguarda anche il tumore al colon, tra le prime cause di morte per tumore in Italia. Da noi esiste un gruppo che si occupa anche di malattie infiammatorie del colon e celiachia.
Per una diagnosi precoce del tumore al colon esiste uno screening che però è tra quelli che hanno percentuali di risposta più basse. Come mai?
Va detto che comunque in Trentino la risposta è tra le più alte d'Italia e che in caso di positività più del 95% dei soggetti viene a fare la colonscopia. Questo non è scontato. È un esame importante sul fronte della prevenzione oncologica. Gli ultimi dati parlano di una positività al sangue occulto nelle feci dal 3,7 al 4,2%, ma di questi positivi solo il 2% ha una diagnosi di cancro. Gli altri hanno lesioni benigne che possono essere asportate con intento curativo nel corso dell'esame. A breve partirà una campagna per invitare ad una maggiore adesione allo screening.
Tra cattive abitudini alimentari, eccessivo consumo di alcol e stress il lavoro ai gastroenterologi non manca. Migliorare gli stili di vita quanto può aiutare?
Molto. Sappiamo che obesità, abuso di alcol e fumo sono fattori di rischio per le patologie gastrointestinali. Quanto allo stress, una percentuale di pazienti che afferisce ai nostri ambulatori è affetta da dispepsia (alterata digestione) e sindrome del colon irritabile, condizioni che una vita sregolata può contribuire ad alimentare e che nell'accezione comune vengono definite psicosomatiche. Il compito fondamentale del gastroenterologo è quello di escludere la presenza di patologie organiche.
È proprio la necessità di escludere che porta ad un aumento della domanda e all'allungamento delle liste d'attesa quindi?
Vanno valutati diversi aspetti, ma certamente ci sono dei sintomi d'allarme che portano a richieste corrette di esami urgenti. Tra i più importanti: il calo ponderale, il vomito con presenza di sangue, la difficoltà alla progressione del cibo, la presenza di sangue nelle feci, dolori addominali importanti o alterazioni recenti dell'alvo. Sulla questione dell'appropriatezza stiamo lavorando anche sui controlli post esami endoscopici, mentre sulle priorità stiamo avviando una collaborazione con i medici di medicina generale. Attraverso il teleconsulto puntiamo a condividere maggiori informazioni sul paziente e concordare la priorità più appropriata.
Questo vale anche per le visite che spesso necessitano di tempi piuttosto lunghi?
Noi abbiamo un problema soprattutto con le prime visite gastroenterologiche. Ci siamo resi conto che molti pazienti chiedevano una visita pur avendo una diagnosi già fatta di patologia gastrointestinale. Ora stiamo cercando di indirizzarli direttamente agli ambulatori specializzati per la presa in carico.
In questi anni, dopo la nascita dell'Università, in molti si sono chiesti quale sia il vantaggio per i pazienti nell'avere professori universitari alla guida dei reparti Asuit. Lei ha una risposta?
Non amo molto questa contrapposizione che a volte si fa. In ogni caso penso che dal punto di vista clinico non cambi niente. Per quanto riguarda la ricerca, è sicuramente d'aiuto anche per creare una mentalità che, associata alla parte clinica, permetta di sviluppare studi su obiettivi mirati anche del territorio trentino. Va poi detto che i docenti universitari hanno nella loro missione anche quella di formare i futuri medici e specialisti del Trentino.


