Lo studio dell’Università di Trento che aiuta a capire meglio come funziona la Sla
I risultati potrebbero portare in futuro a diagnosi più semplici e cure più adatte ai pazienti. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Brain.
TRENTO. Arrivano nuove informazioni per capire meglio la Sla, una malattia grave che colpisce i nervi che controllano i movimenti. Lo studio è stato realizzato dal Dipartimento Cibio dell’Università di Trento ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Brain. La ricerca è guidata da Manuela Basso e ha coinvolto decine di studiosi da diversi Paesi. L’obiettivo è capire perché la Sla può avanzare molto velocemente in alcuni casi e più lentamente in altri.
La Sla danneggia i nervi che permettono di muoversi, parlare e respirare. Ma non è uguale per tutti: ogni persona può avere sintomi e tempi diversi. Per questo è importante studiarla meglio.
Gli scienziati si sono concentrati sulla glia, cioè le cellule che aiutano e proteggono i neuroni. Hanno scoperto che, nelle persone con Sla, queste cellule possono smettere di funzionare bene e diventare dannose. In particolare, un fattore chiamato MYC sembra avere un ruolo importante perché rende le cellule più “infiammate” e meno utili.
Secondo Manuela Basso, queste scoperte potrebbero aiutare in futuro a riconoscere meglio la malattia e a seguire la sua evoluzione. Lo studio, sostenuto anche da Fondazione AriSla, apre quindi nuove strade per arrivare a cure più mirate e adatte ai diversi pazienti.
Nella foto Manuela Basso con il gruppo del suo laboratorio all'Università di Trento (da sinistra: Francesca Conci, Anna Riva, Lorena Pisoni, Manuela Basso, Anna Barbieri, Francesco Rosada, Rossana Borella, Luisa Donini).