Salute

La denuncia dei Medici per l’Ambiente: «Inquinamento, decine di morti ogni anno»

L'associazione ha presentato uno studio sulla qualità dell’aria. Paolo Bortolotti: «Gli inquinanti hanno effetti dannosi anche a concentrazioni basse e non esiste una soglia al di sotto della quale l’esposizione è considerata sicura»

TRENTO. Secondo l'Associazione Medici per l'Ambiente (Isde), nel 2025 a Trento tra 41 e 62 decessi "per cause naturali" potrebbero essere riconducibili all'esposizione alle polveri sottili PM2,5. La stima si riferisce alla popolazione con età pari o superiore ai 30 anni e indica un'incidenza del 7% rispetto ai decessi non traumatici. Dunque l'inquinamento uccide, più di quanto si è portato a credere.Il dato emerge dal rapporto "Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane", che analizza la qualità dell'aria in 27 città italiane, attraverso 57 stazioni di monitoraggio.

Lo studio, promosso da ISDE Italia in collaborazione con l'Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, conferma un quadro ancora fortemente critico per la qualità dell'aria nelle aree urbane del Paese, Trento compresa.

Dunque il motto: "Respira, sei in Trentino" non sempre è applicabile in termini positivi. A livello nazionale, Isde attribuisce alle PM2,5 6.731 morti legate a malattie da inquinamento, con una forchetta che va da 5.048 a 7.572 per tenere conto dell'incertezza delle stime.

Complessivamente, l'associazione segnala che l'inquinamento da particolato fine rappresenta circa l'8% dei decessi non traumatici nella popolazione adulta. Il peso maggiore è stato registrato a Milano (14%), mentre il valore più basso è stato osservato a Cagliari (2%).

Il rapporto evidenzia inoltre la situazione del biossido di azoto (NO2), principalmente legato al traffico urbano. In diverse città italiane i giorni di superamento dei limiti risultano particolarmente elevati: Trento, pur rimanendo sotto la soglia media annuale di 40 µg/m³, registra 24 giorni di superamento, oltre il limite indicato dalla normativa. Nonostante alcuni segnali di lieve miglioramento delle medie annuali in singoli contesti, l'esposizione cronica della popolazione urbana a livelli di inquinanti nocivi resta elevata e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica.

«L'inquinamento atmosferico - sottolinea il report - è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in Europa e in Italia, in quanto responsabile dell'aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche, neurologiche, oltre ad avere effetti negativi sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile».

A fine 2024 è stata pubblicata la Direttiva europea sulla Qualità dell'Aria n.2881/2024, che stabilisce i nuovi limiti in vigore dal 1° gennaio 2030. Tali limiti si avvicinano a quelli raccomandati dall'Oms per tutelare la salute umana per i principali inquinanti. Gli Stati membri hanno tempo fino a dicembre 2026 per recepire la Direttiva.

Sottolinea il responsabile del progetto, dottor Paolo Bortolotti: «Il confronto tra i dati rilevati nel 2025, i limiti della nuova Direttiva europea e le Linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità mostra un ritardo preoccupante. I nuovi standard non sono un traguardo lontano, ma il minimo indispensabile per proteggere la salute. Ricordiamo che gli inquinanti hanno effetti danno anche a concentrazioni molto basse e che non esiste una soglia al di sotto della quale l'esposizione possa essere considerata sicura per la totalità della popolazione. Senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città, questi limiti resteranno fuori portata. Il divario tra la situazione attuale e gli standard sanitari europei e internazionali non può essere affrontato con misure marginali. Servono azioni immediate e coordinate, in grado di produrre benefici misurabili già nei prossimi anni».

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