L’intervista

Il primario di neurochirurgia del Santa Chiara: «Sempre più armi contro i tumori cerebrali»

Il professor Sarubbo: “La miglior conoscenza delle caratteristiche molecolari del tumore permette di personalizzare la cura. Ora puntiamo sull'intelligenza artificiale e i fattori predittivi. Il nostro dato sulla mortalità a 30 giorni dall'intervento è tra i migliori a livello nazionale. I numeri sono in aumento perché arrivano pazienti da fuori provincia”

di Patrizia Todesco

TRENTOTrento sta diventando sempre più punto di riferimento per la neurochirurgia. Qui, ricerca e clinica vanno a braccetto e i risultati si vedono. Il reparto negli anni è diventato sempre più attrattivo anche per pazienti da fuori regione e gli esiti sono assolutamente positivi: a 30 giorni dall'intervento Trento può vantare tra le più basse percentuali di mortalità.
Professor Sarubbo, negli anni il numero di interventi per tumori cerebrali eseguiti al S. Chiara ha toccato il massimo storico, 84 craniotomie. Aumentano i casi o siamo più attrattivi?
Noi siamo in crescita costante negli ultimi cinque anni e questo perché è aumentata l'attrattività, quindi arrivano pazienti da fuori provincia, e in più è diminuito il numero di pazienti che si rivolgono altrove. La cosa che deve interessare maggiormente, al di là del numero di interventi, sono gli esiti. A distanza di 30 giorni, nel triennio, abbiamo tra le percentuali di mortalità più basse in Italia. 0,69 contro una media italiana del 2,75.
Il tumore cerebrale rimane tra quelli che fanno maggiormente paura. Abbiamo qualche arma in più negli ultimi anni?
Se fino a qualche anno fa una diagnosi di tumore cerebrale era un qualcosa che metteva il paziente in uno stato d'animo sfavorevole, oggi le cose sono diverse. I risultati chirurgici, anche sulle malattie più aggressive, sono miglioranti e la sopravvivenza ai glioblastomi, sia delle forme mutate che delle forme non mutate, è cresciuta notevolmente grazie al miglioramento delle tecniche. Anche per le forme di più basso grado i risultati sono migliori sia per le nuove tecniche chirurgiche sia per il fatto che iniziano ad uscire nuovi farmaci o delle combinazioni di farmaci che allungano l'aspettativa di vita dei pazienti con gliomi di basso grado. Poi anche la combinazione di radio e chemio è molto cambiato, sono armi che si riescono a gestire in modo diverso rispetto alle caratteristiche genetiche della malattia. La miglior conoscenza delle caratteristiche molecolari del tumore ti permette di personalizzare la cura.
Di recente avete presentato BraDiPho, uno strumento innovativo che consente lo studio delle connessioni della materia bianca umana. Rispetto alla precedente mappatura cosa c'è di nuovo?
Questo è un sistema che consente di conoscere, in estremo dettaglio, le fibre di connessione del cervello in quanto la tecnica che utilizziamo sui pazienti, la trattografia, presenta delle imprecisioni. Questo sistema, invece, ci permette di avere una verità anatomica di base, di metterla in quello spazio e di modificarla fino a che non è realistica. Per questo è importante nella pratica clinica. In questo caso si mettono insieme sia le informazioni delle funzioni che quelle della struttura.
Questo consente interventi precisi al millimetro.
Il grado di definizione raggiunto BraDiPho è submillimetrico e quindi riusciamo ad arrivare sempre più al limite reale della resezione e quindi a dare più tempo al paziente affinché le altre cure abbiano effetto. Questo strumento è importante anche per la didattica. L'anatomia del cervello umano è una cosa che stiamo scoprendo in questi anni ed è importante anche insegnarla alle nuove generazioni. Oggi gli studenti di Medicina di Trento del secondo hanno un insegnamento opzionale sull'anatomia del cervello e utilizzano proprio BraDiPho.
Ora quale sarà il prossimo obiettivo?
Il progetto a cui stiamo lavorando punta a sfruttare l'intelligenza artificiale per migliorare i fattori predittivi, ossia partendo dalle risonanze magnetiche delle persone già operate si arriverà a capire quali sono le cure migliori per i diversi casi. Sui grandi numeri, i software di intelligenza che stiamo cercando di sviluppare sia con il Neuroinformatics Lab di Fbk sia con il DISI deIl'Università di Trento, ci forniranno i fattori predittivi per arrivare alle cure migliori e più efficaci caso per caso. Il progetto raccoglie le risonanze di pazienti operati e curati in sette centri. Noi siamo i capofila, poi c'è l'Humanitas di Rozzano, le Molinette di Torino, il Policlinico di Pavia, il Gemelli di Roma e il Politecnico di Catania e quello di Messina.

comments powered by Disqus