Trento / Il caso

Radiazioni dal ripetitore? L'Appa: misurazioni non attendibili, in via delle Foibe non c'è alcun pericolo

Aveva fatto il giro dei social il video di un residente che misurava i campi magnetici. Sopralluogo dei tecnici: «Fra l’altro, ha usato uno strumento che non distingue le onde radio da quelle degli elettrodotti»

IL VIDEO. La prova di un cittadino che vive nella zona

di Gigi Zoppello

TRENTO. Aveva fatto furore sui social, il video di un cittadino residente in un condominio di via delle Foibe a Trento che «misurava» con uno strumento le radiazioni sul poggiolo di casa. Un video drammatico, con numeri da capogiro, tanto che l’uomo lamentava che gli era venuto il sangue dal naso. 

Un video di successo, che aveva provocato anche due interrogazioni politiche: in Comune di Trento da parte del gruppo di Fratelli d’Italia, e in Provincia della consigliera Lucia Coppola dei Verdi. Ma ora gli esperti smontano l’attendibilità della denuncia.

I tecnici dell’Agenzia provinciale per la protezione ambientale (Appa) hanno infatti già eseguito un controllo, ed hanno già condiviso i risultati con APSS e Comune di Trento, oltre che corrisposto ad alcuni cittadini che li avevano interpellati.

«In particolare – ci spiegano – Il video in questione, accompagnato da alcune mail da parte di qualche cittadino, è arrivato in Agenzia venerdì 1 dicembre. Pur manifestando da subito delle perplessità rispetto a quanto documentato dal signore che ha girato e diffuso il filmato, in Appa abbiamo comunque attivato sin da subito tutte le verifiche del caso. Nel merito, una prima importante considerazione è relativa a quanto viene fatto in Appa, coerentemente con quanto previsto dalla normativa, prima di rilasciare una qualsivoglia autorizzazione per strutture come le antenne per la telefonia mobile, ovvero una preliminare valutazione e simulazione relativamente alle potenze che gli operatori chiedono di installare e attivare, in modo da garantire a priori il rispetto dei limiti di esposizione».

A questo preliminare presidio pre-autorizzazione, spiegano dagli uffici, «proprio per maggiore e ulteriore tutela dei potenziali esposti, Appa programma ed effettua da sempre e su tutto il territorio del Trentino anche delle misure in modo da poter verificare i reali valori in campo dopo l’attivazione degli impianti. In questo specifico contesto, non più tardi dello scorso mese di ottobre Appa, nell’ambito della normale e programmata attività di monitoraggio delle radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenza presenti sul territorio in corrispondenza delle zone ove sono presenti dei ripetitori di telefonia, ha effettuato delle misure anche e proprio nel cortile del palazzo dove è stato registrato il video, misure che hanno restituito valori ben al di sotto dei limiti previsti dalla normativa italiana (peraltro già molto più restrittivi di quelli indicati dalla Raccomandazione europea e recepiti nella maggior parte d’Europa)».

La spiegazione? La sostanziale differenza tra le due misure è verosimilmente dovuta all’utilizzo da parte della persona che ha realizzato il video di un apparecchio che, indipendentemente dalla correttezza della misura (nel video è utilizzato uno strumento di misura del valore di qualche decina di euro a fronte di strumentazione professionale che ne costa svariate migliaia), non è in grado di discriminare le alte frequenze proprie del 5G, e più in generale della telefonia mobile, dalle basse frequenze tipiche degli elettrodotti.

La conclusione: «Atteso che, rispetto a queste ultime, il limite di esposizione è di 5.000 V/m (e non di 6 V/m fissato per le alte frequenze dei cellulari e 5G), quanto segnalato nel video, pur volendolo considerare corretto anche se misurato in maniera quantomeno approssimativa, non rappresenta dal punto di vista tecnico e normativo alcuna reale e anche solo minima situazione critica».

Per quanto riguarda invece l’ipotizzata correlazione fra valori misurati e l’epistassi (il sangue dal naso, ndr) «Abbiamo già interessato per competenza l’Azienda Sanitaria, manifestando al contempo la disponibilità di Appa, qualora lo ritenesse necessario, ad attivare eventuali ulteriori approfondimenti e verifiche».

 

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