Covid / Salute

Arriva il nuovo vaccino Novavax, su base classica proteica e non più dall’RNA: un’arma in più, anche per chi aveva paura di farlo

L’Aifa ha già dato il via libera, oggi anche la Francia, le spedizioni in consegna ai primi di febbraio: si aggiunge al Janssen, e si affianca a Pfizer e Moderna

ROMA. Il vaccino contro il coronavirus SarsCoV2 del gruppo farmaceutico americano Novavax, basato su una tecnologia classica (utilizza virus attenuati, come i vaccini dell’influenza stagionale) e non mRna come Pfizer o Moderna, diventerà il quinto disponibile in Francia dopo il via libera dell'Alta Autorità per la Salute (Has) arrivato oggi. In Italia il via libera dell’Aifa c’è già, ma le dosi non sono ancora arrivate.

Questo vaccino e quello di Janssen (Johnson&Johnson, già disponibile per gli over 55 in Francia) possono in alcuni casi essere una "alternativa utile" per le persone renitenti a farsi iniettare i vaccini mRna di Pfizer e Moderna, sottolinea in una nota l'authority transalpina.

Una delle critiche dei no-vax, infatti, è che i vaccini finora disponibili erano basati su una tecnologia biomedica di modica dell’RNA. Ora invece sono disponibili due prodotti su tecnologia «tradizionale».

Le spedizioni del Novavax per l’Italia sono già partite. La farmaceutica statunitense Novavax, secondo quanto riferisce l'agenzia Bloomberg, ha iniziato le spedizioni in Europa delle prime dosi del suo vaccino Nuvaxovid contro Covid-19. In Italia «doveva arrivare a fine dicembre, ma la consegna è stato spostata alla prima decade di febbraio», ha spiegato l'assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato.

«Potrebbe essere uno strumento interessante per chi ha qualche incertezza sul vaccino a struttura mRna: ha una base classica proteica - ha ricordato - noi ovviamente qualsiasi arma abbiamo la utilizziamo».

Nelle scorse settimane, anche la presidente della Commissione Europea Ursula Van Der Leyen e il Sottosegretario italiano alla Salute Andrea Costa avevano espresso auspici simili, sottolineando la tecnologia più "tradizionale" usata da Nuvaxovid, la stessa usata da decenni per immunizzare contro Epatite B e Meningococco B, rispetto a quella più innovativa dei vaccini di Moderna e Pfizer-Biontech.

Aifa, dando la propria approvazione al nuovo preparato, aveva spiegato che «i dati disponibili hanno mostrato una efficacia di circa il 90% nel prevenire la malattia Covid-19 sintomatica anche nella popolazione di età superiore ai 64 anni. Il profilo di sicurezza si è dimostrato positivo, con reazioni avverse prevalentemente di tipo locale».

L'azienda produttrice, inoltre, aveva parlato di «un'ampia reattività contro Omicron e altre varianti circolanti da un regime primario a 2 dosi, con risposte che sono aumentate dopo una terza dose a sei mesi».

Nuvaxovid è il nome commerciale del nuovo vaccino: presenta fra l’altro il vantaggio della temperatura di conservazione, che è quella di un normale frigorifero, ovvero 2-8 °C e fino a 12 ore a 25°; questo è un aspetto interessante in termini di distribuzione, perché semplifica di molto la necessaria logistica.

Funzione? I trial clinici disponibili sono molto promettenti, si parla di un’efficacia che tocca il 90% a 7 giorni dalla seconda dose.

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