Trentino / Salute

Dal Lago, presidente dei farmacisti: "Frustrante essere ignorati nella programmazione della sanità futura"

La rappresentante della categoria ricorda che le farmacie sono il primo presidio sanitario sul territorio: «Ma ci hanno coinvolti durante l'emergenza e noi non ci siamo tirati indietro ma ora non ci hanno minimamente considerati»
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TRENTO. «Ci hanno coinvolti durante l'emergenza e noi non ci siamo tirati indietro ma ora che c'è da fare programmazione non ci hanno minimamente considerati».

C'è rammarico nelle parole di Tiziana Dal Lago, presidente dell'Ordine dei farmacisti. «Abbiamo saputo del giornale del Programma di sviluppo strategico 2021-2025 che l'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha recentemente approvato con deliberazione del Direttore generale.

Come già affermato dal dottor Daniel Pedrotti, Presidente dell'Ordine degli Infermieri, "è necessario avere modo e tempo di leggere ed analizzare nel dettaglio questo documento di programmazione per una valutazione seria delle proposte contenute prima di esprimere un qualsiasi parere o giudizio". quello che però è ben certo e chiaro è che, né nella fase di preparazione di tale documento, né al momento della presentazione del Programma di sviluppo strategico, i farmacisti - comun-que ed in ogni caso professionisti sanitari-, riconosciuti fondamentali ed essenziali nei momenti critici, sono stati minimamente presi in considerazione e coinvolti».

La presidente Dal Lago rileva che nel Programma si dice ripetutamente che fra "gli obiettivi prioritari, c'è una medicina territoriale che veda l'integrazione con la medicina convenzionata attraverso il riconoscimento e la valorizzazione di reti professionali locali".

«Ma non si è sempre sostenuto che il primo presidio sanitario sul territorio è la farmacia, immediatamente accessibile, dove si pratica da sempre l'esercizio dell'ascolto della persona? - chiede - Non è il farmacista che si rapporta con il medico di base o la guardia medica, a volte con lo stesso Pronto soccorso, con gli infermieri e con gli altri sanitari? Non è sempre il farmacista che segue il paziente/utente soprattutto se cronico e lo supporta, lo convince a seguire diligentemente la terapia e a non trascurare i controlli?

Non è il farmacista che promuove sani stili di vita ed un utilizzo corretto dei farmaci e dei dispositivi medici?».

Per la presidente «mai come adesso, in tempi Covid, la farmacia è stata chiamata a svolgere servizi preziosi sul territorio: dai tamponi antigenici rapidi ai test sierologici, dal controllo della saturazione con la distribuzione dei saturimetri al supporto alla campagna vaccinale».I farmacisti fanno poi presente che vi sono poi numerosi servizi che la farmacia può ancora offrire, quali ad esempio: la telemedicina, i servizi cognitivi, che comprendono la riconciliazione della terapia farmacologica e il monitoraggio dell'aderenza terapeutica e l'attivazione, l'arricchimento e la consultazione del Fascicolo sanitario elettronico. Se opportunamente incentivati con il riconoscimento dell'ente pubblico, questi servizi possono essere un valido supporto alla medicina territoriale.

«Dire che è assolutamente avvilente e frustrante questo sentirsi ignorati dalle autorità sanitarie provinciali non rende a sufficienza l'amarezza che coglie i farmacisti, ma quello di cui sono convinta è che ciò non impedirà a tutti i colleghi, quali seri professionisti sanitari, di svolgere il loro compito con l'impegno di sempre, in ogni ruolo in cui si troveranno ad operare». Nel frattempo, dopo aver partecipato ai corsi previsti, i farmacisti attendono ancora di sapere dalla Provincia i requisiti strutturali che devono averei locali per essere idonei alla somministrazione di vaccini.

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