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ROVERETO. La passione per i viaggi, sempre insieme all'inseparabile compagna di vita, si è spenta in Cina, fermata da un infarto che non gli ha dato scampo. Danilo Colombini, 69 anni (ne avrebbe compiuti 70 il prossimo febbraio), ha perso la vita in una delle tante vacanze dinamiche in giro per il mondo con il gruppo degli inseparabili amici dell'associazione «Il Gabbiano». Quest'anno la scelta dei gitanti di lungo corso era caduta sull'immenso Paese asiatico, un tour classico alla scoperta dei tesori d'Oriente. Danilo, però, a un certo punto si è sentito male e il suo cuore ha smesso di battere gettando nello sconforto la moglie Marina Bona che era con lui.
Colombini, famiglia originaria di Busto Arsizio in Lombardia ma poi trasferitasi a Rovereto, è cresciuto a Borgo Sacco e poi, dopo il matrimonio, è andato a vivere a Besagno, a casa di Marina. Era operaio alla Manifattura Tabacchi fino a quando il monopolio ha deciso di chiudere bottega sparpagliando i vari lavoratori in altri ambiti pubblici. Lui era finito all'ufficio patrimonio del Comune di Rovereto dove ha legato moltissimo con il dirigente Gianni Festi.
E visto che c'era una profonda amicizia è riuscito a creare una sorta di circolo ricreativo con cui condividere momenti conviviali alla pizzeria Margherita. Alla Terrazza sul Leno di via Setaioli, invece, ci andava con Marina, era il loro posto, era così tutti i martedì.
«C'erano sempre, arrivavano mano nella mano come una coppietta alle prime uscite anche se erano insieme da una vita. - ricorda Amanda Zendri, collega di Danilo - Irma, titolare del locale, era convinta che martedì sarebbero andati a pranzo al rientro dal viaggio e aveva addirittura preparato la crostata di pere, la sua preferita. Quando è andato in pensione, nel 2015, ha organizzato una festa insieme a Valerio Dalprà (l'ex vigile urbano) al bar Due Colonne da Paolo Stoffella. Per l'occasione avevano raccolto i soldi che poi hanno destinato al Villaggio del Fanciullo. Danilo era così: una persona dal cuore d'oro, veramente un buono e generoso. Certo, quando si arrabbiava non te le mandava certo a dire ma sempre con affetto».
Con lui, in Manifattura, ha lavorato Ciro D'Antuono, consigliere circoscrizionale della Centro. «Era mio operaio ed era al magazzino greggi. Una persona squisita e un grandissimo giocatore di calcio. Eravamo insieme nella squadra della Manifattura con un'assurda maglia nera. Lui era fortissimo, io no, ero sempre in panchina».
In viaggio c'è sempre andato in coppia. «Altroché! Sempre con la sua Marina. A volte, però, andava solo lei e lui stava a casa perché aveva una grande voglia di viaggiare ma anche paura, talvolta non se la sentiva. Nel mondo hanno sempre viaggiato con l'associazione "Il Gabbiano", era un gruppo consolidato ormai».
Con la moglie si arrabbiava perché non voleva andare in pensione. Ma il salone «Estetica Mari» di via Bezzi era un altro pezzo di mondo di Marina Bona. «In verità da qualche anno aveva ridotto i tempi ma era comunque la sua vita. Per lei, però, la morte di Danilo è davvero una grande batosta», chiosa Amanda.
«Mi fa male pensare che non potrò più incrociarlo alla pizzeria Margherita. - allarga le braccia Ciro - Mi mancheranno tantissimo le nostre immancabili "frecciatine" amichevoli: quel modo scherzoso e complice di prenderci in giro non mancava mai ed era il nostro modo sincero di dimostrarci affetto. In questo momento di dolore assurdo e lontano da casa, il mio pensiero e un abbraccio fortissimo vanno alla sua amata Mari, con la speranza che possa rientrare a Rovereto il prima possibile».
N.G.


