BRUXELLES - Distribuire su due cicli di bilancio pluriennale il raggiungimento dell'obiettivo di 30mila unità per il corpo permanente di Frontex. È la precisazione fornita da un alto funzionario Ue sulla proposta di riforma dell'Agenzia, che conferma il target fissato all'inizio del mandato, ma prevede un approccio graduale per conseguirlo. "Restiamo fedeli all'obiettivo dei 30mila effettivi, ma vogliamo raggiungerlo in modo realistico, con un approccio graduale", ha spiegato il funzionario. Nel dettaglio, il personale di Frontex dovrebbe raddoppiare, passando da 3mila a 6mila unità. A queste si aggiungerebbero 7mila agenti distaccati dalle autorità nazionali, per un totale di 13mila effettivi. La componente restante, pari a 17mila unità, sarebbe costituita dalla nuova riserva europea per le frontiere e i rimpatri, una delle principali novità della proposta. La riserva sarebbe composta prevalentemente da personale delle autorità nazionali di frontiera e rimpatrio, formato secondo standard europei e organizzato per garantire una maggiore rapidità e flessibilità di impiego in caso di crisi. "Si tratterà di personale che potrà essere mobilitato rapidamente quando si verificherà un'emergenza", ha sottolineato il funzionario. Gli agenti della riserva rimarrebbero risorse nazionali, a disposizione delle rispettive autorità, ma potrebbero contribuire a rafforzare il contingente di Frontex. Anche il finanziamento seguirebbe un modello diverso da quello attuale: le risorse sarebbero sostenute principalmente attraverso i programmi nazionali, anziché gravare direttamente sul bilancio dell'Agenzia. L'obiettivo, ha concluso il funzionario, è creare una riserva europea con personale nazionale formato secondo criteri comuni, capace di intervenire con maggiore agilità e di rafforzare la risposta dell'Ue alle emergenze alle frontiere esterne e nelle operazioni di rimpatrio.