È un luogo di salvataggio, ma anche di rinascita. Il canile non è solo una struttura di accoglienza, ma un rifugio di anime buone, come quelle dei cani che vi trovano una seconda possibilità dopo destini difficili. Gli ospiti dell’Arcadia di Rovereto sono animali che tornano lentamente a fidarsi dell’uomo, grazie al lavoro di un’équipe altamente qualificata e guidata dal direttore Pierluigi Raffo, laureato a Pisa in tecniche di allevamento del cane di razza ed educazione cinofila e con due master e corsi di perfezionamento sulla relazione uomo-animale.

Come si svolge la vita del canile, quali sono le normali attività di interazione e relazione con questi splendidi animali?

Iniziamo alle 6 di mattina, anche se l’orario di apertura è dalle 8 alle 12, e dalle 14 alle 18. Alle 7 iniziamo a fare il giro cibo e alle 8 ci organizziamo per svolgere le mansioni previste dalla routine lavorativa quotidiana. Durante il giorno organizziamo delle vere e proprie classi di comunicazione e questo grazie al fatto che siamo uno staff tecnico: io sono un formatore nazionale e tutti i ragazzi sono educatori e istruttori in “scatola cognitiva”, in tecnica del morso e tecnica della masticazione. Quindi siamo in grado di fare durante le giornate un’attività di socialità sui cani. Una delle caratteristiche di questo canile è il fatto che i cani possano fare circa due ore, due ore e mezza di uscita e non un quarto d’ora. Non è poco. Ci sono inoltre cani che fanno addirittura tutta la giornata fuori perché hanno delle capacità per poterlo fare.

Durante la fase notturna, invece, siamo soliti lasciare sempre due o quattro cani liberi nel piazzale. Per due motivi: in primo luogo perché ci sono degli spazi ed è giusto che i cani li usino; il secondo è che se qualcuno, come è già accaduto, ha la brillante idea di cercare di entrare in canile, potrebbe imparare che non è affatto il luogo adatto per disturbare la vita di chi dorme.

 
Nell’ambiente del canile operano solo collaboratori che hanno studiato e quindi sono in possesso una solida preparazione teorica nel settore? 

 

Sì, tutti quanti i collaboratori hanno studiato, sono tutti quanti formati e si stanno continuando a formare, perché la vita del collaboratore è dai 3 ai 5 anni e poi, normalmente si sganciano diventando a tutti gli effetti dei professionisti che vogliono mettersi in gioco. Tutti i ragazzi fanno seminari in giro o per il Trentino o per l’Italia. Due di loro andranno a breve a fare la formazione al canile di Genova e per noi è una soddisfazione.

Ci deve essere anche una predisposizione naturale per diventare educatore cinofilo?

La formazione è necessaria, ma non basta. Non si può infatti pensare che il solo corso di formazione dia gli strumenti concreti ad una persona per poi operare con efficacia nell’interazione con questi animali. Sono necessarie tre fondamentali componenti: la teoria, la tecnica e una parte essenziale che si chiama dote naturale che è qualcosa che uno ha a priori, una qualità cioè innata che gli permette di “leggere” il cane. Il cane va infatti letto, compreso. Non solo nella sua struttura comunicativa, ma soprattutto nella sua struttura emotiva. Come facciamo, se non capiamo lo stato emozionale del cane, ad essere in grado di decidere se, quando, e come liberarlo con gli altri cani.

Ci parli delle sfide che avete dovuto affrontare per il mantenimento del canile di Rovereto?

Il nostro canile è stato, fino al penultimo bando, un centro d’eccellenza che è stato visitato dagli americani e dai giapponesi. Ha vinto il premio Emas. Ma avere tutte queste certificazioni ci ha creato problemi. Recentemente abbiamo avuto molte difficoltà. Alcuni animalisti trentini, e non lo dico per cattiveria bensì proprio per esperienza, non lo sono per vocazione. Il problema è che qualcuno di questi soggetti va a disturbare il lavoro altrui senza però pensare che tutte le attività burocratiche e interferenze vanno a ledere proprio il benessere animale.


Per fare un esempio concreto, un giorno ci hanno mandato la polizia locale che è venuta a verificare lo stato di salute di due cani. Quello che vorrei proprio capire è qual sia la competenza della polizia locale. Quali conoscenze ha per essere in grado di valutare lo stato di salute del cane. Considerate solo il fatto che fuori dal cancello c’era il veterinario dell’azienda e non gli hanno neanche chiesto una consulenza. E’ giusto sapere anche questi aspetti del reale, ma questo non ci preoccupa! Il nostro unico obiettivo resta quello del benessere dei nostri cani.

Quali sono le azioni che mettete in atto per la tutela dei vostri animali?

Le strutture pubbliche sono un bene della collettività e vanno tutelate sotto diversi aspetti. Sono state pagate con le nostre tasse, non sono una nostra proprietà, ma ciò non significa che noi non dobbiamo decidere chi entra e chi non entra. Perché ad esempio in un ufficio anagrafe uno entra con un appuntamento e per il canile dovrebbe essere diverso? Mi chiedo per quale motivo io devo rischiare che un cane già in difficoltà subisca situazioni che lo possono mettere a disagio. Noi abbiamo un cane qua dentro che io ero riuscito a riabilitare e che, a causa di errori compiuti dal due ex- dipendenti, ora non può più entrare in relazione con nessuno perché ammazzerebbe chiunque. Qui stiamo facendo dei lavori di recupero seri, importanti. Il canile non è uno zoo. Per questo cane infatti abbiamo dovuto coinvolgere diversi veterinari comportamentalisti e ha fatto anche dei percorsi farmacologici. Solo adesso, a distanza di un anno e mezzo di lavoro continuativo, sta iniziando ad abituarsi alla museruola per poter uscire. La domanda è: se fosse stato in un altro canile, sarebbe rimasto in isolamento a vita?  Piuttosto che abbandonarli a un così triste destino sarebbe meglio sopprimerli! Perché se un cane, che è un animale sociale, non può vivere in relazione, che senso ha che viva in una gabbia solo bevendo e mangiando? Che senso ha doverlo sedare ogni volta che deve fare un’interazione?

Come si tratta con un cane aggressivo? 

Premesso che ogni cane è un soggetto a sé stante, bisogna innanzitutto capire cosa ha portato il cane a mordere, poi bisogna capire anche che genetica gli appartiene. Infatti, in merito ai comportamenti, possiamo con tranquillità accademica dire che la genetica incide per il 50 % , l’altro 50% è da attribuire invece all’apprendimento. In effetti la mamma è un vero e proprio filtro, un bias sensoriale perché il cucciolo si sviluppa all’interno della sua pancia. Se una mamma è ansiosa e ipersensibile trasmetterà al cucciolo delle problematiche, se invece è stabile e sicura non le trasmetterà. 

Abbiamo poi diversi tipi di aggressività che possono nascere da un problema di pre-attaccamento secondario o primario, da una sindrome competitiva relazionale interspecifica o intraspecifica, ovvero che può avere difficoltà relazionali con i suoi simili o con l’essere umano. Per capire le problematiche del cane che abbiamo davanti prima facciamo una valutazione osservativa e cerchiamo di capire se ha un problema comportamentale o se si tratta di una patologia, in questo caso si dovrà essere l’intervento di un esperto nel campo.

Qual è il suo parere sulla questione etica della sterilizzazione?

La Legge Quadro Nazionale diceva che per ridurre la crescita demografica dei cani vaganti si doveva sterilizzarli. Oggi sappiamo che la sterilizzazione può peggiorare il comportamento. Qua da noi arrivano tanti cani maschi castrati o femmine sterilizzate perché il veterinario ha consigliato l’operazione per farlo calmare, ma questa credenza è errata: infatti, se il cane è sensibile ed ha problemi di deficit di auto-efficacia e gli togliamo il testosterone cosa succede? Aumenta la reattività e finalizza, diventa aggressivo per paura, quindi si ottiene un risultato totalmente opposto rispetto all’intento iniziale.


Progetto “Scatola Cognitiva”: di cosa si tratta?

Quando arrivano qua i cani vengono osservati e da subito fanno delle attività. Noi abbiamo sviluppato un progetto che si chiama “scatola cognitiva”. Con questo protocollo aiutiamo le strutture motivazionali, le strutture emozionali, quelle relazionali e permettiamo poi al soggetto di fare esperienze e sviluppare l’auto-efficacia per superare le sue paure, e non solo, di lavorare in uno spazio stretto e di gestire la risorsa cibo. In questo modo lavoriamo su tutti i piani della loro natura animale.

Qual è l’origine del legame tra l’uomo e il cane?

Gli animali più deboli tra i gruppi familiari dei lupi si sono avvicinati all’uomo, non tanto per protezione, ma per la nostra condivisione degli scarti alimentari. Ci hanno inizialmente accompagnato nelle attività di caccia, poi nell’attività di conduzione delle greggi, poi le popolazioni sono diventate stanziali quindi i cani si sono specializzati nella guardia e in ultimo sono divenuti compagni dell’uomo con l’avvento dei granai.

Da ciò sappiamo dunque dire anche quali razze sono più soggette a certi comportamenti, rispetto ad altre. Il cane da caccia ha un’altissima motivazione predatoria, mentre il cane che accompagna l’uomo nella gestione delle greggi ha sviluppato di guida e controllo di gruppi animali. Il cane in guardiania sta fermo per segnalare e difendere dalla presenza di altri, invece i cani da granaio tutelano dalla presenza di topi, quindi hanno tutti una struttura motivazionale e comportamentale diversificata.

Come ci si relazione ad un cane in seguito all’abbandono?

Ogni cane è un essere a sé stante, dipende tutto dal suo vissuto precedente: aveva una buona qualità di vita? Si è verificato un corretto attaccamento primario e secondario durante la crescita? Quello che è sicuro è che vivono un distacco e quindi bisognerà individuare e gestire tutti i fattori di stress per permettere al cane un corretto inserimento in un ambiente completamente diverso, dove vi è un sovraffollamento di animali e una riduzione delle relazioni sociali con l’uomo.

Cui sono degli esempi di cani che vi hanno dato particolari soddisfazioni nel loro percorso di vita al canile?

Abbiamo recuperato il cane Ronnie che era in lista eutanasia, era stato valutato irrecuperabile, ma noi ci siamo dichiarati obbiettori di coscienza. Il cane è rimasto in canile e dopo due anni e mezzo è cambiato radicalmente, è diventato un cane veramente affabile.

Poi ci sono altri molti cani che noi abbiamo portato avanti: c’è Baru che è un cane lupo cecoslovacco, allontanato da casa perché altrimenti avrebbe creato dei problemi ai proprietari. Quello che bisogna però raccontare della sua storia è che non si può pensare che un cane che è stato cresciuto a collari a strozzo e strattoni, calci e pugni non arrivasse a dire la sua. Baru non era cattivo bensì terrorizzato e non reggeva più la presenza dei padroni, andava in panico negli spazi stretti e mordeva. Ora invece è un cane felice.

Quali sono le qualità che una famiglia o una persona deve rispettare per poter accedere all’adozione?

Noi abbiamo un protocollo molto preciso: ogni cane ha un bollino che definisce l’indice di adottabilità, in base a quello valutiamo la capacità della socialità del cane, la sua duttilità, la competitività. Dopodiché valutiamo lo stato della socializzazione primaria, ovvero come si comporta con i cani, e in seguito com’è la socializzazione secondaria, ovvero come si relaziona con gli umani e infine quella ambientale. Da qui, quando arrivano le famiglie, facciamo dei colloqui, dai colloqui scegliamo i cani più compatibili.

Ci presentereste il profilo e le qualità di tre animali che sono attualmente in canile, che donerebbero tanto con un’adozione?


BELER è arrivato qua perché era un cane di quartiere, ad Ala, e sta soffrendo tantissimo il canile. E’ un cane meraviglioso, l’unica cosa è che ha ringhiato ad una famiglia quando è venuta a conoscerlo perché le è stato chiesto di lasciare dello spazio al cane e invece ha fatto l’esatto opposto impedendogli di familiarizzare con la situazione e la conoscenza.

PABLO è un cane che arriva da Dro e ha vissuto la morte del proprietari. Gli eredi hanno rinunciato a tenerlo con sé perché non erano in grado di gestirlo. E’ un cane di otto anni meraviglioso che purtroppo, per la sua età non trova adozione. 


TRILLI è una femmina, molto amorevole. La proprietaria è finita in ospedale e Trilli è arrivata insieme alla sua amica cieca. Possono essere date anche in coppia: sono davvero degli animali meravigliosi e dolcissimi adatti a qualunque famiglia, anche alla prima esperienza.