ROMA - Il centro non è un non luogo. Anzi, a giudicare dalla ressa, rischia di diventare il posto più affollato della politica italiana. L'unico "centro di gravità permanente", però, assicura Antonio Tajani prendendo in prestito Franco Battiato, "è Forza Italia". La replica all'offensiva di Matteo Renzi dalla Leopolda è senza sfumature: "Il centro è uno solo" e "noi non lo inseguiamo: noi siamo il centro". A chi, "in buona fede", aveva creduto di trovare nello spirito "laburista" una casa riformista e moderata, il vicepremier offre subito le chiavi di quella azzurra: "Le nostre porte sono aperte" a chi vuole contribuire al "grande progetto popolare e moderato" di un partito garantista, europeista e atlantista. La contesa, però, riguarda da vicino anche Giorgia Meloni, alle prese con la sfida aperta da destra da Roberto Vannacci.
"Il centro non è un luogo dove stare a metà strada: è una cultura fatta di famiglia, lavoro, libertà e senso dello Stato, che abbiamo messo al centro dell'azione di governo", aveva scandito di prima mattina la premier al convegno sull'eredità politica della Dc a Saint-Vincent. Parole raccolte con favore da Maurizio Lupi, impegnato a rivendicare il "ruolo da protagonista" del centro, argine agli "sterili populismi". Musica familiare per Forza Italia, dove però sulla larghezza delle porte emergono i distinguo. Roberto Occhiuto le spalanca e rovescia l'offensiva: "Renzi, Boschi, Calenda e Marattin li vorrei nel centrodestra", provoca il governatore calabrese. Ma il capodelegazione azzurro a Bruxelles, Fulvio Martusciello, piazza subito il buttafuori: "Un centrodestra credibile non applica la logica del calciomercato", sottolinea, ricordando i vecchi scontri Berlusconi-Renzi.
E anche Maurizio Gasparri chiude: l'ex premier è il "re dei falliti". Fuori da quella casa Carlo Calenda prova a costruirne un'altra, al fianco dell'Ucraina. Un punto fermo sul quale, davanti al richiamo di Renzi al ruolo della diplomazia, il leader di Azione trasforma il confronto tra riformisti in duello: "Vergognati e vai a Kiev", attacca. Nel sottobosco si muove anche il civismo, possibile approdo per chi guarda a un Meloni bis senza riconoscersi nei partiti tradizionali. Nelle prossime ore debutta Sindaci d'Italia, progetto trasversale di amministratori locali che nello statuto si definisce "partito". Una possibile sponda di Fratelli d'Italia non viene esclusa. "Per ora nessuna scelta è stata fatta", precisa il presidente di Anci Sicilia Paolo Amenta. Ma, in vista delle politiche, un approdo nazionale "servirà".
Tajani alza il muro: “Il centro è solo Forza Italia”
4 ottobre 2026 • 17:52

