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TRENTO. Si chiude definitivamente sul piano giudiziario la vicenda dell'orsa F36. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dalla Provincia autonoma di Trento contro la sentenza del Consiglio di Stato che, nel 2024, aveva annullato il decreto con cui era stato disposto l'abbattimento dell'animale.
La decisione è contenuta nell'ordinanza n. 282/2026, pubblicata il 2 luglio. A renderlo noto sono LNDC Animal Protection, LAV e WWF Italia, che avevano promosso il ricorso amministrativo e parlano di una pronuncia destinata a rappresentare un importante precedente nella gestione dei grandi carnivori.
Secondo la Cassazione, il Consiglio di Stato ha esercitato correttamente il proprio ruolo di controllo sulla legittimità dell'azione amministrativa, senza sostituirsi alle valutazioni discrezionali della Provincia. I giudici amministrativi, viene ribadito, possono verificare la completezza dell'istruttoria, l'esatta ricostruzione dei fatti e la coerenza delle valutazioni tecnico-scientifiche che sostengono un provvedimento.
L'ordinanza richiama anche uno dei passaggi centrali della sentenza del Consiglio di Stato: nel caso di F36, Provincia e Ispra avrebbero qualificato in modo non corretto il comportamento dell'orsa, trascurando elementi rilevanti emersi durante l'istruttoria. In particolare, viene ricordato che l'episodio del 30 luglio 2023 sarebbe avvenuto perché le due persone coinvolte non avevano seguito le indicazioni diffuse dalla stessa amministrazione provinciale per gli incontri con gli orsi.
La Cassazione conferma inoltre che l'uccisione di un esemplare appartenente a una specie particolarmente protetta rappresenta una misura eccezionale, consentita solo quando sia dimostrata l'assenza di alternative praticabili e meno impattanti. La mancanza di strutture idonee alla captivazione, osservano i giudici, non può costituire una giustificazione automatica per autorizzare l'abbattimento.
Un altro passaggio evidenziato dalle associazioni riguarda il riferimento al clima di allarme sociale e alla pressione mediatica. Secondo la Corte, tali elementi non rientrano tra i presupposti previsti dalla normativa europea per autorizzare deroghe alla rigorosa tutela delle specie protette.
Per LNDC Animal Protection, LAV e WWF Italia, la pronuncia rafforza il principio secondo cui la gestione della convivenza con l'orso deve fondarsi su istruttorie complete, dati scientifici e rispetto della Direttiva Habitat, evitando decisioni influenzate dall'emotività o da carenze organizzative.
Le tre associazioni auspicano infine che la Provincia autonoma di Trento riveda il proprio approccio nella gestione dei grandi carnivori, privilegiando strumenti di prevenzione e convivenza conformi alla normativa nazionale ed europea, piuttosto che ricorrere all'abbattimento come soluzione ordinaria.


