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Buste paga più ricche

per 182.000 trentini

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Un aumento di stipendio da luglio e fino a dicembre per oltre 180.000 dipendenti trentini con il taglio del cuneo fiscale deciso dal governo con un decreto legge approvato dal consiglio dei ministri.

La scelta del governo, secondo le prime informazioni, di mantenere il bonus per i redditi fino a 28.000 euro circa (130.000 dipendenti circa) e di trasformarlo in detrazione per le fasce successive e fino a 40.000 euro (52.516), se confermato, avrebbe un effetto meno pesante di quanto atteso sul bilancio provinciale. Invece di ridurre le entrate dal 2021 per 75 milioni e dal 2022 per 150 milioni di euro, la quota calerebbe. Il decreto fissa il taglio del cuneo per il 2020 in circa 3 miliardi e per gli anni a seguire in modo strutturale fino a un massi di 1.200 euro annui. Una scelta che, secondo le stime della Provincia, abbasserebbe il costo per le casse provinciali, anche se l’obiettivo della trattativa con lo Stato è di sterilizzare gli effetti del decreto per le Speciali così come accade per le altre Regioni.

«Che manchino 75 milioni o 10 la trattativa resta la stessa - afferma il direttore generale della Provincia, Paolo Nicoletti - perché il tema è quello che lo Stato ha previsto una copertura che dovrebbe valere anche per le Speciali. Per questo abbiamo calendarizzato una serie di incontri col ministero per gli affari regionali e dell’economia».

A calcolare gli effetti del taglio del cuneo sono stati ieri Cgil, Cisl e Uil. Da luglio, secondo il sindacato, le buste paga di 182.751 dipendenti trentini saranno più ricche grazie al taglio delle tasse approvato ieri dal governo. I redditi fino a 28mila euro, cioè 130.235 dipendenti in provincia, vedranno crescere il vecchio bonus Renzi fino a 100 euro al mese. Al di sopra di questa soglia di reddito e fino a 35mila euro l’importo del bonus decrescerà fino a 80 euro al mese.

Superato tale livello, l’importo del beneficio continuerà a decrescere fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40mila euro di reddito. In buona sostanza sono 52.516 i dipendenti trentini che oggi non godono di nessun taglio Irpef e che da luglio avranno tasse più leggere e finalmente buste paga più pesanti Il taglio sul cuneo fiscale per i lavoratori era una misura attesa e necessaria per i sindacati.

Per Cgil Cisl Uil è particolarmente significativo che il taglio delle tasse sia stato esteso ai redditi fino a 40mila euro. «L’allargamento della platea dei beneficiari è stato un importante risultato raggiunto dai sindacati nel confronto con il governo, che dà finalmente risposte ad una buona fetta del ceto medio, che in questi anni di crisi ha sofferto». Il taglio delle tasse varato dall’esecutivo, inoltre, mitiga l’impatto della decisione della giunta Fugatti che ha alzato le imposte per i lavoratori e i pensionati con redditi sotto i 20mila euro, reintroducendo l’addizionale regionale.
Resta comunque alta l’attenzione del sindacato per l’impatto che la misura varata da Palazzo Chigi potrà avere sulle casse della Provincia di Trento.

L’estensione del bonus Renzi e il taglio delle tasse, infatti, sembra avverrà infatti con il meccanismo della detrazione fiscale, e ciò produrrà minore gettito per Piazza Dante. «Analizzeremo il testo del decreto - proseguono i sindacalisti - ma confidiamo che gli effetti sul bilancio provinciale vengano ridotti al minimo. Ricordiamo purtroppo che la flat tax sulle partite Iva voluta da Governo Lega-5 Stelle nel 2018 ha ridotto il bilancio della Provincia di circa 25 milioni di euro senza alcuna mitigazione. Chiediamo quindi alla giunta provinciale e ai parlamentari trentini ed altoatesini di attivarsi in tutte le sedi opportune perché si apportino le necessarie modifiche per tutelare i conti dell’autonomia e attenuare gli effetti del taglio del cuneo sulla finanza locale. Ci sono due mesi di tempo per la conversione in legge del provvedimento e non va perso neanche un minuto per evitare che quanto arriva da Roma sia poi messo a rischio in Trentino da riduzioni della spesa pubblica e dei servizi che non potremmo accettare».

Il «trattamento integrativo» garantito dal taglio del cuneo, secondo il testo del decreto approvato, sarà nel 2020 di 600 euro (cioè 100 euro al mese) per i lavoratori dipendenti con un reddito annuo lordo fino a 28.000 euro. Per i lavoratori che hanno redditi tra 28.000 e 35 mila euro, il bonus scende gradualmente fino ad arrivare ad 80 euro al mese. Per la fascia successiva, quella dei dipendenti con redditi tra 35 e 40 mila euro, il bonus di 480 euro (80 al mese per i sei mesi del 2020), scende progressivamente fino ad azzerarsi del tutto a quota 40 mila euro. La riduzione delle imposte riguarda 11,7 milioni di lavoratori interessati dal vecchio Bonus Renzi (che sale da 80 a 100 euro al mese), più altri 4,2 milioni di lavoratori, che si trovano nella fascia di reddito tra 26.600 e 40 mila euro, finora esclusi.

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