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Guardia di Finanza in Provincia:

al setaccio i conti dei rimborsi

per i viaggi dei consiglieri 

Ipotesi di reato: peculato, vivevano a Trento ma figuravano in valle

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La Guardia di Finanza dà la caccia ai «furbetti del contachilometri». «Furbetti» - la cui esistenza è ancora tutta da verificare - che potrebbero annidarsi persino in Consiglio regionale e provinciale. La procura ha infatti aperto un procedimento penale su un'ipotesi di peculato per verificare se i consiglieri provinciali che nella scorsa legislatura hanno percepito rimborsi chilometrici, abbiano rispettato le regole. 

In particolare, al vaglio degli inquirenti ci sono le posizioni di alcuni consiglieri che pur dichiarando di abitare in località periferiche della provincia, in realtà avrebbero avuto domicilio a Trento. Il regolamento del Consiglio provinciale prevede che «per la partecipazione alle sedute, della conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari, delle commissioni e sottocommissioni, dell'ufficio di presidenza e degli altri organi collegiali formalmente previsti e costituiti presso il Consiglio, ai consiglieri che non risiedono nel comune dove si svolge la seduta spetta il rimborso per le spese di viaggio dal luogo di residenza alla località ove avviene l'incontro. Il rimborso è commisurato unicamente al costo dei mezzi di trasporto pubblico o al costo chilometrico per l'uso di un automezzo». 
Le cifre in gioco non sono bagatellari. Per avere un termine di grandezza basta guardare nei siti di Provincia e Consiglio provinciale. Si scopre, per esempio, che in giunta c'era un assessore "pendolare" che nel 2017 alla voce «rimborsi non residenti» ha percepito 14.903 euro e un altro collega di valle 12.646 euro. Naturalmente il fatto di ricevere un rimborso più alto di altri colleghi "cittadini" non è affatto una prognosi di colpevolezza. Ciò che gli investigatori delle Fiamme Gialle, coordinati dal pm Carmine Russo, stanno cercando di verificare è se - a fronte di un rimborso rilevante o meno - siano stati rispettati i requisiti per beneficiarne, cioè aver realmente macinato con l'auto migliaia di chilometri al mese per fare la spola tra l'abitazione in provincia e i palazzi della politica nel capoluogo. 

La documentazione acquisita dalla Guardia di finanza, che si è mossa nell'ottobre scorso, riguarda i rimborsi del Consiglio provinciale, ma anche del Consiglio regionale. In questo caso pare che l'obiettivo sia di verificare se non ci siano state sovrapposizioni o duplicazioni nelle richieste di rimborso. Non è un mistero che il Consiglio regionale sia considerato di manica più larga rispetto al Consiglio provinciale nella concessione dei rimborsi chilometrici. Il record della scorsa legislatura spetta ad un consigliere che si è fatto liquidare dal Consiglio regionale oltre 42mila euro di euro per spese di viaggio e per rimborsi chilometrici.

Naturalmente in questa fase delle indagini si tratta di mere ipotesi investigative - probabilmente nate in seguito ad un esposto - ancora tutte da dimostrare. Anzi, consiglieri provinciali che percepiscono un'indennità pari a 9.800 euro lordi mensili; un rimborso spese forfettario pari a 700 euro mensili netti; un rimborso per spese documentate fino a 750 euro, non hanno certo bisogno di fare la cresta sui chilometri percorsi.

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