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Il boss dei Gambino

ammazzato a New York

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La mafia torna a uccidere a New York. Il boss della famiglia Gambino, Francesco Calì (nel riquadro) , è stato ucciso da sei colpi di pistola davanti alla sua villa in collina di Staten Island (foto) , nel quartiere residenziale di Todt Hill con vista mozzafiato sul ponte di Verrazzano e una delle location del film cult «Il Padrino». I killer, prima di fuggire, sono passati sopra il suo corpo con un pickup blu. E alla famiglia accorsa in strada non è rimasto che piangere. Erano appena passate le 9.30 di mercoledì sera. Frank, come era conosciuto nell'ambiente, rientrava nella sua abitazione.
Faceva una vita da fantasma, lontano dalle luci dei riflettori.
Ma questo non è bastato per sfuggire ai suoi sicari. E così, nel mondo della criminalità organizzata italoamericana della Grande Mela, si è consumato il primo omicidio eccellente da oltre 30 anni. L'ultimo fu quello del leggendario padrino John J. Gotti, nel 1985 davanti a un ristorante di Manhattan.
Lo stile di Calì, 53 anni, era diametralmente opposto a quello di Gotti, che amava l'eleganza, lo sfarzo e fare la bella vita in una New York degli anni '80 dove era lui a comandare nella famiglia Gambino, dopo aver fatto fuori lo storico boss Paul Castellano. Frank viene invece descritto dagli investigatori e dai conoscenti come una persona riservatissima: mai in giro, lontanissimo dalle cronache mondane, uomo che gestiva il potere in maniera discreta e mai troppo vistosa. Un padrino vecchio stile, insomma, nessuno poteva avvicinarlo o contattarlo direttamente. E se voleva parlare a qualcuno non lo faceva mai al telefono, ma con pizzini o di persona, guardandolo negli occhi.
Aveva chiaramente molti nemici, soprattutto nelle famiglie rivali come i Bonanno o i Colombo. Ma anche tra i suoi, dove in molti continuavano a non sopportare la sua repentina ascesa ai vertici dei Gambino. La sua fortuna l'aveva fatta per essere diventato nei primi anni 2000 l'uomo di fiducia dell'ex boss John D'Amico, oggi 85enne e uscito di carcere nel 2012.
Ora la paura è che il sangue torni a scorrere per le strade di New York, e che l'assassinio di Calì apra una nuova guerra di mafia.

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