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Puigdemont incriminato

fugge a Bruxelles

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Il procuratore generale dello Stato spagnolo Juan Manuel Maza ha chiesto l’incriminazione del President catalano Carles Puigdemont e dei suoi ministri per «ribellione» e «sedizione».

L’ex presidente catalano si trova a Bruxelles con cinque suoi consiglieri, assieme ai quali intende chiedere l’asilo politico al Belgio.

Maza ha annunciato la presentazione di una richiesta di incriminazione davanti al Tribunale supremo per presunta «ribellione» e «sedizione» anche della presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell e dei membri dell’ufficio di presidenza.

Il viaggio del presidente destituito catalano Carles Puigdemont in Belgio «non preoccupa» Madrid: lo hanno detto fonti del ministero dell’Interno spagnolo a La Vanguardia, precisando che quello che oggi contava davvero è che non si presentasse al Palau de la Generalitat.

Almeno per ora il procuratore generale non chiede l’arresto preventivo dell’ex presidente catalano, dei suoi ex ministri e della presidente del Parlament Forcadell. Maza attenderà che gli imputati siano sentiti dal giudice per pronunciarsi su possibili misure cautelari.

La presidente del Parlamet Carme Forcadell ha preso atto questa mattina ufficialmente del fatto che il parlamento catalano «è stato sciolto» e ha annullato la convocazione della riunione settimana domani dell’ufficio di presidenza.

Il procuratore generale dello stato spagnolo José Manuel Maza terrà una conferenza stampa verso le 12.30 sulla richiesta di incriminazione del presidente catalano Carles Puigdemont, di membri del suo governo e della presidente del Parlament Carme Forcadell, che dovrebbe presentare oggi.

Il governo di Madrid tenta una progressiva presa di potere «morbida» in Catalogna dopo il commissariamento deciso dal premier Mariano Rajoy con i “pieni poteri2 ottenuti al senato, riferisce La Vanguardia. L’obiettivo «è dimostrare che l’amministrazione catalana è sotto la direzione del governo centrale senza che la presenza dello Stato sia vista come una occupazione».

Ieri un lungo corteo ha attraversato Barcellona per chiedere l’unità della Spagna dopo il voto sull’indipendenza e la destituzione del presidente della Catalogna, Carles Puigdemont. Secondo gli organizzatori erano circa 1,1 milioni i partecipanti al corteo. Le immagini tv hanno mostrato i manifestanti sfilare per la strada in maniera pacifica con le bandiere spagnole e catalane. “Essere catalani è un orgoglio. Essere spagnoli è un onore”, si legge in uno dei cartelli dei manifestanti. La marcia fa seguito al corteo degli unionisti ieri a Madrid.

Diversi i numeri secondo la polizia catalana: 300mila i manifestanti al corteo degli unionisti a Barcellona contro l’indipendenza della Catalogna, secondo un tweet della polizia urbana. Lo scrive El Pais.

Il presidente destituito della Catalogna, Carles Puigdemont, potrà «teoricamente» partecipare alle elezioni regionali del 21 dicembre, indette da Madrid, «se non si troverà in carcere».

Lo ha detto all’Ap il ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis. Ieri il portavoce del governo Rajoy, Inigo Méndez de Vigo, aveva detto che Puigdemont ha il diritto di continuare a fare politica nonostante la sua destituzione. Domani la procura spagnola potrebbe incriminare Puigdemont per “ribellione” e spiccare mandato d’arresto.

Sempre sabato il governo spagnolo ha formalizzato nella Gazzetta ufficiale la rimozione del presidente della Catalogna, Carles Puigdemont e del Govern, lo scioglimento del Parlament, la convocazione di elezioni il 21 dicembre e il licenziamento in massa di oltre 150 alti funzionari catalani. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha assunto competenze e poteri di Puigdemont, e li ha delegati alla vicepremier Soraya Saenz de Santamaria.

Il primo ministro belga Charles Michel ha affermato che l’ipotesi di concedere asilo politico al presidente catalano destituito Carles Puigdemont “non è assolutamente all’ordine del giorno” del governo belga. Michel è intervenuto dopo che il suo ministro Theo Francken, membro dell’Alleanza Neo-Fiamminga Nva, aveva evocato in mattinata l’ipotesi, facendo infuriare il portavoce del Partito popolare spagnolo Esteban Gonzalez Pons, che l’ha bollata come “inaccettabile”. Michel ha esortato Francken a non gettare “benzina sul fuoco” della crisi

Sondaggio, indipendentisti perderebbero maggioranza - I partiti indipendentisti catalani potrebbero perdere la maggioranza assoluta del Parlamento alle elezioni del 21 dicembre, anche se il margine sottile tra le due parti prevede una campagna fortemente combattuta.

È quanto rileva un sondaggio di Sigma Dos pubblicato stamane da El Mundo. Il sondaggio è stato realizzato intervistando 1.000 persone tra martedì e giovedì, proprio mentre il governo centrale spagnolo si preparava a prendere il controllo della Catalogna che poi venerdì ha proclamato l’indipendenza. Se le elezioni dovessero tenersi oggi, agli indipendentisti andrebbe il 42,5% dei voti, pari a 61-65 seggi mentre la maggioranza nell’assemblea catalana è di 68. Gli unionisti invece otterrebbero il 43,4% dei seggi. Nelle ultime elezioni del 2015, i separatisti vinsero con il 47,7% dei voti conquistando 72 seggi.

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