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Picchiata per 8 anni dal compagno

La denuncia della madre

mette fine alle violenze

Rotaliana, la giovane trentina nascondeva le percosse con il trucco

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Il trucco per nascondere i lividi e le “bugie” su fantomatiche cadute e incidenti domestici, per giustificare gli accessi al pronto soccorso.

Per otto anni, una giovane trentina, avrebbe sopportato le botte e le umiliazioni inflitte dall’uomo che avrebbe dovuto amarla e sostenerla. Ma a interrompere quella catena di violenza ha pensato la mamma, che ha sporto denuncia ai carabinieri dopo le minacce ricevute dall’ex compagno della figlia, che minacciava addirittura entrambe di morte.

La drammatica vicenda è così finita in Tribunale e l’ex compagno, un trentenne di origine straniera, è stato condannato dal giudice Enrico Borrelli a 2 anni e 3 mesi di reclusione in rito abbreviato per maltrattamenti in famiglia. Da un anno, inoltre, ha un provvedimento che gli vieta di avvicinarsi alla donna.

I fatti finiti sul tavolo della procura sono successi in Rotaliana. Ma a portare alla luce l’ennesima storia di violenza sulle donne non è stata la vittima che, forse per paura o forse nella speranza di riuscire a “salvare” quel rapporto e a cambiare l’uomo che le stava accanto, ha continuato a sopportare in silenzio e negare anche di fronte ai carabinieri le percosse e i maltrattamenti subiti. Ma gli elementi raccolti dagli inquirenti non lascerebbero dubbi.

Secondo il quadro raccolto dall’accusa il rapporto con quello divenuto ormai l’ex compagno sarebbe stato infatti segnato per otto anni da comportamenti che nulla hanno a che vedere con l’amore. A fare emergere questa situazione di violenza è stata la mamma della vittima, allarmata dai messaggi di minacce ricevuti dall’uomo. In un caso, in particolare, l’avrebbe minacciata di “fare fuori” sia lei che sua figlia.

A quel punto ha sporto denuncia e sono iniziate le indagini dei carabinieri. La donna, sentita dai militari, ha continuato a negare, ma per l’accusa gli innumerevoli accessi al pronto soccorso sarebbero stati provocati proprio dalle botte ricevute dell’imputato.

Nemmeno ai medici, però, la giovane avrebbe raccontato delle violenze subite, giustificando i traumi con incidenti o cadute accidentali.
Ma agli atti c’è anche la testimonianza di una collega di lavoro, che invece la vedeva arrivare spesso con un trucco piuttosto evidente, necessario per coprire i lividi lasciati. Dopo la denuncia, nei confronti del compagno, è scattato l’ammonimento da parte della questura. Ma, vista la gravità del quadro raccolto, la procura ha poi chiesto ed ottenuto anche il divieto di avvicinamento: da un anno, dunque, l’uomo non può avere rapporti con l’ex compagna.

Ma nemmeno in questa situazione la giovane avrebbe confermato di essere vittima di violenza, continuando a difendere l’uomo. Il quadro raccolto dagli inquirenti, però, non ha lasciato dubbi al giudice Enrico Borrelli: il processo in rito abbreviato a carico del giovane si è infatti concluso con una condanna a 2 anni e 3 mesi di reclusione. A questo punto la difesa potrebbe decidere di fare appello.

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