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Rsa, la protesta dei parenti

«Adesso basta, fateci vedere

i nostri cari all'aperto»'

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Paolo Pedrotti @ladige

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2 minuti 17 secondi

Amarezza. Sconforto. Rabbia. I parenti degli ospiti della Casa di riposo di Povo “Margherita Grazioli” sono esasperati. Per quattro mesi a causa di Covid-19 non hanno visto i propri cari, da un paio di settimane possono farlo solo attraverso un vetro e per pochi minuti. Nel primo pomeriggio di domenica alcuni esponenti del Comitato che li rappresenta si sono presentanti davanti all’ingresso - blindato - dell’Azienda pubblica di servizi alla persona della collina di Trento per lanciare un allarme.

«Vi immaginate cosa significa - hanno spiegato - per una mamma anziana o malata stare lontana fisicamente per oltre 120 giorni dai loro affetti? Annientarla. Così non si può andare avanti».

E hanno aggiunto: «È incomprensibile il motivo per cui non vengono sfruttati i giardini e gli spazi all’aperto. Qui a Povo c’è un un parco da 6.000 metri quadri. Hanno aperto la movida, i ristoranti. Tutto. Qui niente». Luciano Boniciolli alla casa di riposo di Povo ha la moglie. Ieri era tra i più agguerriti: «Vogliamo anche un contatto fisico con i nostri parenti. Se necessario siamo pure pronti a farci il tampone. Non hanno più senso i colloqui dietro al vetro. Chi prende certe decisioni deve rendersi conto che si muore anche per la passione, non solo per il Coronovirus».

Negli scorsi giorni la presidente di Upipa, Francesca Parolari, aveva ammesso che era stata lei a sconsigliare alle Rsa di organizzare gli incontri con i familiari all’aperto perché lì il rischio è più alto.

«Studi internazionali - queste le sue parole - provano che il rischio contagio è maggiore in quanto le goccioline si fermano a un metro al chiuso e possono raggiungere i 6 metri all’aperto con la brezza. Inoltre, come posso mettere in capo ad un operatore la responsabilità di controllare il rispetto delle regole se non ci sono barriere?». Ed è proprio questa separazione che ai familiari non va proprio giù. «Mia mamma - ha detto Nadia Facci, presente alla protesta di ieri - non mi riconosce quasi più. Dopo la devastazione di Covid, il vetro che impedisce i contatti è un altro flagello. Nel parco che vedete qui davanti c’è spazio per organizzare degli incontri nel massimo della sicurezza». I rappresentanti del Comitato, dopo aver espresso la propria gratitudine agli infermieri e agli operatori («sono stati professionali e molto umani, ndr) hanno promesso che andranno avanti fino a quando le loro richieste non saranno accolte: «Siamo solo all’inizio. Non comprendiamo perché nel momento in cui il presidente della Provincia Maurizio Fugatti continua a ripetere che l’emergenza Covid-19 è conclusa e che bisogna tornare alla normalità, nella Apsp di Povo non cambia nulla. Assurdo. Precisiamo comunque che i primi a chiedere che anche all’esterno siano rispettate tutte le norme di sicurezza vigenti siamo noi».

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