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Una folla sugli impianti Trentino

Fugatti: «Buonsenso da operatori»

Impiantisti: «Neve più forte del virus»

Il deputato bellunese: "Ma nelle Province Autonome il virus non si diffonde?"

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Oggi le località di sci del Trentino sono state prese d’assalto da migliaia di turisti, in gran parte provenienti da Lombardia e Veneto. Come aveva previsto nella conferenza stampa di ieri il presidente della giunta Fugatti, la chiusura delle scuole ha portato molte famiglie a organizzarsi un weekend in montagna. Con tutti i pericoli connessi. Folla alla partenza degli impianti, folla sulle telecabine, ma la Provincia di Trento non intende per il momento limitare gli accessi (come invece ha fatto la Provincia di Bolzano emanando norme di contingentamento).

Afflusso eccezionale, previsto da venerdì. Fugatti venerdì si era genericamente appellato al «buonsenso degli operatori». «Ci attendiamo – ha detto il governatore del Trentino - una crescita delle presenze turistiche in alcune località del Trentino, anche come conseguenza delle vacanze “forzate” di bambini e ragazzi per la chiusura delle scuole. In queste zone si dovrà riporre quindi un’attenzione ancora maggiore alle norme di prevenzioni riguardanti l’igiene, l’affollamento, in luoghi chiusi ma anche per le file che si creano nell’accedere agli impianti e quant’altro. Trasmetteremo queste informazioni anche ai sindaci delle località interessate. Al momento in Trentino non si registrano condizioni di rischio particolari a causa dell’afflusso turistico ma tutti i soggetti interessati, compresi gli operatori del settore, devono essere sensibilizzati anche riguardo alle possibili conseguenze del manifestarsi di un caso di contagio in una località turistica».

«Fino a domenica - ha detto Fugatti - ci saranno forti affollamenti nelle aree delle piste e mi risulta che in molti arriveranno a trascorrere il week-end da noi dalle due regioni più colpite dal Coronavirus, la Lombardia e dal Veneto. In buona fede, ci mancherebbe. Chiedo un grande sforzo collettivo, non possiamo commettere errori».

Ha poi aggiunto: «Mi rendo conto che non sarà facile convincere gli sciatori a salire su una cabinovia qualche minuto dopo, ma è un’operazione inevitabile. Spero che ci sia la massima comprensione anche da parte dei turisti».

Il governatore è andato oltre: «Negli orari serali, lì dove ci sono, sarebbe meglio evitare di ritrovarsi in discoteca e in eventi troppo affollati».

Chiudere gli impianti? No. Fugatti ha fatto presente i suoi timori pure ai componenti della cosidetta «squadra anti-coronavirus». L’ipotesi di chiudere gli impianti, come misura preventiva estrema, non è mai stata presa seriamente in considerazione. Troppe le controindicazioni, in particolar modo di carattere economico e di immagine.

Gli impiantisti. Da Milano, la presidente dell’Associazione nazionale degli esercenti funiviari Valeria Ghezzi (che ha gli impianti a San Martino di Castrozza - ha commentato il boom sulle piste con una battuta: «La neve è più forte del virus».

È poi tornata seria e ha risposto così a Fugatti: «Ho sentito che il presidente della giunta ci ha raccomandato di essere più attenti del solito. Lo rassicuro, già stiamo adottando misure severe. Siamo responsabili e consapevoli della straordinarietà e complessità della situazione. Stiamo cercando di evitare che nelle cabinovie entri un numero eccessivo di persone. Ai gestori dei rifugi abbiamo consigliato per quanto possibile di servire pasti e bevande nella parte esterna dei locali».

Ghezzi non nasconde però le difficoltà nei controlli: «Facciamo il massimo, certo qualcuno che non rispetta la distanza di sicurezza in coda alle impianti lo si trova sempre. Inevitabile. Sul fronte degli arrivi, mi risulta in effetti che oggi (ieri, ndr) non c’è stato il temuto crollo nelle presenze. Anzi, sta andando molto bene. Dalle informazioni in mio possesso, comunque, l’afflusso più alto nelle ultime ore è quello legato al fronte veneto».

E conclude elogiando i turisti che hanno scelto le nostre vallate per passare il primo week-end pieno di marzo: «C’è la voglia di non farsi travolgere dall’ansia. Il desiderio di tornare a guardare al futuro con fiducia, partendo da una semplice uscita sulla neve. Ci può e ci deve essere a mio avviso un punto di equilibrio tra il rispetto delle regole e la possibilità di non vivere reclusi in casa. Il Trentino ha già reagito».

Intanto però nella giornata di oggi sono arrivate le segnalazioni di almeno tre casi di positività, di persone che erano state in Trentino in vacanza: una ragazza di 12 anni di Malta, un turista spagnolo di Oviedo che era stato in Trentino con sette amici, ed un carabiniere di Palermo rientrato dalle vacanze fra i monti.

Per la Provincia però la fonte "trentina" non è confermata:  "Le autorità sanitarie della Provincia autonoma di Trento non hanno ricevuto fino a questo momento alcuna comunicazione ufficiale né dalla Repubblica di Malta né dalla Regione Sicilia che confermino eventuale contagio da coronavirus in turisti provenienti dal Trentino.
Il Dipartimento Salute della Provincia autonoma di Trento, a fronte delle notizie che circolano su due casi positivi di persone rientrate da una vacanza in Trentino, un uomo di Palermo e un'adolescente italiana residente a Malta, ribadisce che queste comunicazioni sono obbligatorie. Pertanto al momento la coincidenza che entrambe le persone rientrassero dal Trentino non suggerisce in nessun modo che la fonte del contagio sia da ricercare nel nostro territorio. Lo afferma l'ufficio stampa della giunta provinciale in un comunicato.

L'onorevole Bond di Forza Italia da Belluno ha intanto già attaccato il Trentino: «Il Dpcm sul coronavirus nella parte che riguarda il traffico sciistico va rivisto. Presenterò un’interrogazione al ministro della salute». «Non si può pensare di far partire le cabinovie con solo un terzo della capienza prevista, solo perché si creerebbe una concentrazione troppo elevata di persone, quando la coda a prendere il mezzo crea comunque un assembramento. Significa forse che il contagio si ferma davanti alle code ai tornelli? La verità è che siamo di fronte all’ultimo mese e mezzo di sci, con le copiose nevicate negli ultimi giorni. Diventa inutile rovinare la stagione con queste disposizioni che non hanno alcun senso. Invece di pensare a limitare la virulenza del virus e il contagio, bisognerebbe pensare a limitare i danni che si stanno creando, irreversibili ormai, sul settore del turismo e del commercio nelle nostre vallate. A tal riguardo, presenterò un’interrogazione urgente al ministro della salute, per capire se le Regioni possono scegliere di non adottare questi provvedimenti. Vedo che in Trentino Alto Adige non vengono adottati, ad esempio. Significa che il coronavirus non si diffonde nelle province autonome?».

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Code agli impianti di Andalo


Parcheggi pieni in Paganella


Parcheggi pieni anche in Val di Fassa questa mattina


Parcheggi pieni al Passo del Tonale (foto Bertolini)


Sulle piste di Passo Tonale (foto Bertolini)


Sullo Spinale di madonna di Campiglio


 

 

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