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Morì in pista in Panarotta: in cinque a processo

Bruno Paoli era uno sciatore esperto

precipitò per otto metri oltre il bordo del tracciato

 

La parte civile ha quantificato un danno di 1,2 milioni di euro

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Si chiude con 5 rinvii a giudizio e con un primo acconto sul risarcimento del danno l’udienza preliminare per la morte, sulle piste da sci della Panarotta, di Bruno Paoli (nella foto). L’accusa contestata dal pm Maria Colpani a tre amministratori o dipendenti della Panarotta srl (Fabrizio Oss, Alberto Pedrotti, Renzo Gaiga) e a due dipendenti del Servizio impianti a fune della Provincia (Silvio Dalmaso e Gianfranco Mittempergher) è di omicidio colposo.

Secondo l’accusa, pur con ruoli e responsabilità diverse, i cinque imputati avrebbero omesso di proteggere un tratto di pista. In particolare il collegamento con Malga Rigolor che secondo l’accusa presentava fattori di rischio, quali sassi e ceppaie posti oltre lo skiweg, già segnalati dalla forestale. Il povero Paoli, pur essendo uno sciatore esperto, il 20 gennaio 2018 precipitò per circa 8 metri oltre il bordo del tracciato riportando un gravissimo trauma cranico che ne causò la morte. Nel procedimento penale si sono costituiti parte civile, attraverso l’avvocato Claudio Tasin, la compagna di Paoli e i tre figli (di 6, 9 e 14 anni). Il danno è enorme. La richiesta, quantificata sulla base delle tabelle del Tribunale di Milano, è di circa 1,2 milioni di euro.

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