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Il caseificio sotto indagine

rifornisce la mensa dell'asilo

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Il mercato del latte è in ripresa

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Non è ancora chiusa l’indagine della magistratura per fare luce su quanto successo lo scorso giugno, quando un bambino era stato male dopo avere mangiato formaggio prodotto con latte crudo acquistato presso un caseificio.

Il piccolo, a distanza di un anno, è ancora sottoposto a cure: il malessere del bambino era stato provocato dall’escherichia coli, un batterio contenuto proprio nel latte crudo, che produce vari tipi di tossine. In queste settimane, intanto, proprio al caseificio oggetto degli accertamenti della magistratura, è stato però affidato dall’amministrazione comunale del posto l’incarico per una fornitura di generi alimentari freschi da destinare alla mensa di una scuola materna. Un incarico da poco meno di mille euro, destinato all’acquisto di prodotti caseari e latticini. Più di un genitore della zona si chiede però se, in un’ottica di prudenza, non sarebbe stato preferibile che l’amministrazione optasse per una scelta diversa, attendendo l’esito delle verifiche degli inquirenti.

La vicenda risale a circa un anno fa. Dopo gli accertamenti dell’Azienda sanitaria e quelli dei carabinieri del Nas, a fine anno, era scattata la denuncia nei confronti del legale rappresentante e del responsabile della sicurezza del caseificio che aveva prodotto il formaggio per non avere ottemperato alle verifiche che erano state disposte dall’Azienda sanitaria dopo la vicenda del piccolo «intossicato» e per la violazione dell’articolo 5, lettera C, della legge 283 del 1962 che disciplina produzione e vendita delle sostanze alimentari e delle bevande. Inoltre i militari avevano sequestrato il lotto di formaggi - circa 25 forme - di cui faceva parte quello mangiato dal bambino.

Ma l’indagine della magistratura non è ancora chiusa e si muove ora anche su una ipotesi di lesioni personali gravissime.

Della vicenda si era occupato anche il consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle, Filippo Degasperi, che si era mosso in seguito alla pubblicazione della notizia di un bambino ricoverato in ospedale dopo avere mangiato formaggio prodotto con latte crudo ed aveva chiesto di avere una fotografia epidemiologica relativa all’escherichia coli e alla sindrome emolitico uremica.

Nella sua risposta, l’assessore provinciale alla salute, Luca Zeni, aveva detto che «nel corso del 2017 si sono verificati due episodi di sindrome emolitico uremica in bambini, con possibile origine da formaggi di produzione trentina. In un solo caso, però, è stata accertata l’identità genetica tra l’agente eziologico isolato dalle feci del paziente e il micro organismo isolato nel formaggio prodotto presso un caseificio aziendale».

L’assessore dava quindi conto delle indagini epidemiologiche scattate, con lo scopo di raccogliere le informazioni relative alle possibili cause che avevano determinato la comparsa della malattia nei bambini e di accertare la presenza di altri casi correlati.

«I Servizi veterinari - aveva quindi spiegato - hanno contestualmente condotto le indagini epidemiologiche presso i produttori interessati, procedendo anche al campionamento di formaggi dai quali è emersa la presenza di Escherichia coli O26 in entrambi i casi. A seguito delle positività riscontrate si è provveduto al sequestro amministrativo dei lotti di prodotto non conforme e ad informare l’autorità giudiziaria dell’illecito penalmente perseguibile».

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